Nel 1928 Alexander Fleming fa una scoperta destinata a cambiare la storia della medicina: osserva che una muffa è in grado di inibire la crescita batterica. Scopre così la penicillina, un’intuizione che aprirà la strada all’era degli antibiotici.
Quasi cento anni dopo, gli antibiotici hanno salvato milioni di vite. Ma portano con sé un problema crescente: la resistenza sviluppata da alcuni batteri a causa dell’uso eccessivo di tali farmaci. Un problema che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) considera oggi una delle principali minacce alla salute dell’umanità.
La crisi microbica: un’emergenza invisibile
Laser 06.01.2026, 09:00
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A prima vista può quindi sorprendere il contenuto dello studio apparso di recente sulla rivista scientifica Frontiers in Microbiology, in cui viene riportata la scoperta di Psychrobacter SC65A.3, batterio riemerso dalla grotta glaciale di Scărișoara, in Romania. La sua particolarità: pur provenendo da un ambiente perfettamente conservato dal ghiaccio risalente a 5’300 anni fa, Psychrobacter SC65A.3 è in grado di resistere a circa dieci antibiotici comunemente utilizzati nella pratica clinica e sviluppati solo negli ultimi decenni. Com’è possibile?

La discesa alla grotta Scarisoara, nei Carpazi rumeni
Capacità naturali
La spiegazione è nell’evoluzione. Come nel caso della scoperta di Fleming, molti antibiotici derivano, direttamente o indirettamente, da sostanze che batteri e funghi producono da milioni di anni per competere tra loro. Per sopravvivere a queste sostanze tossiche, i microrganismi hanno quindi progressivamente sviluppato strategie difensive: sistemi che espellono i composti nocivi fuori dalla cellula, enzimi capaci di neutralizzarli, oppure modifiche delle strutture cellulari a cui le molecole si legano. Queste abilità microbiche, nel corso di milioni di anni di evoluzione, si sono fissate nel patrimonio genetico dei batteri. Oggi definiamo questi meccanismi “geni di resistenza agli antibiotici”, ma in origine svolgevano funzioni più ampie, legate all’adattamento e alla competizione negli ecosistemi naturali.
Super-batteri e antibiotici
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Ecco svelato l’arcano: la resistenza ha origini che anticipano l’era degli antibiotici. Si tratta di capacità di difesa già diffuse in natura, ma che l’uso clinico di antibiotici ha successivamente amplificato. Nello specifico, Psychrobacter SC65A.3 presenta ben 100 geni di resistenza.
Dobbiamo preoccuparci?
Va detto che Psychrobacter è generalmente considerato un batterio ambientale e non un patogeno umano primario. In altre parole, non viene considerato un patogeno aggressivo per l’essere umano, salvo in soggetti immunodepressi. Anzi: in alcuni casi, lo stesso Psychrobacter SC65A.3 può inibire la crescita di altri patogeni clinici, come Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae, sempre per un naturale meccanismo di competizione con altri microorganismi. La sua scoperta diventa quindi interessante come base di studio per lo sviluppo di nuovi antibiotici.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/scienza-e-tecnologia/I-segreti-del-DNA-ambientale-antico--3508525.html
Patogeni dei ghiacci sotto osservazione
Anche se lo studio dei ghiacci nelle grotte è una pratica poco comune, in generale l’attenzione degli scienziati negli ultimi anni è spesso rivolta allo studio della riattivazione di batteri in ambienti glaciali. Il rischio è che, con lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost dovuto al cambiamento climatico, questi antichi geni di resistenza possano diffondersi ad altri batteri, o, peggio ancora, che dal gelo possano riemergere virus e batteri a noi sconosciuti, capaci di scatenare persino una nuova pandemia globale.
Articolo legato a Setteventi (Rete Uno) del 19.02.2026








