Ambiente

Il mistero degli anelli di Capo Corso

Un documentario racconta le indagini scientifiche che hanno svelato i segreti di centinaia di anelli perfettamente circolari presenti al largo della Corsica

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Un team di ricercatori in esplorazione
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Il mistero dei cerchi subacquei

Il giardino di Albert 10.01.2026, 17:00

  • ARTE France
Di: Red. giardino di Albert/Christian Bernasconi 

A oltre cento metri di profondità, al largo di Capo Corso, si estende un paesaggio che sfida ogni logica: centinaia di anelli perfettamente circolari disegnano la sabbia come un giardino sommerso. Chi li ha creati? E perché? Le risposte a queste domande si trovano nel documentario intitolato “Il mistero degli anelli di Capo Corso”, che illustra le indagini scientifiche capitanate dal celebre fotografo naturalista, biologo e subacqueo Laurent Ballesta, nell’ambito della spedizione Gombessa VI.

Tutto comincia con un indizio: dei misteriosi cerchi perfetti, con un diametro di 30 metri e un nucleo di gorgonie al centro, che si estendono a intervalli regolari su diversi chilometri quadrati di fondale del Mediterraneo. Sembrano suggerire i celebri “cerchi nel grano” che hanno alimentato leggende e teorie di vario tipo, ma i cerchi oggetto del documentario sono di ben altra natura e struttura. 

Per tre anni, più di trenta ricercatori - biologi, geologi, paleoclimatologi - hanno unito le forze per risolvere uno degli enigmi più affascinanti del Mediterraneo. Il Giardino di Albert, attraverso le straordinarie immagini del documentario, ci racconta questa indagine scientifica senza precedenti: immersioni in saturazione a 120 metri di profondità, carotaggi complessi, droni oceanografici e analisi geocronologiche che hanno riportato alla luce una storia lunga 21’000 anni.

Gli anelli non sono crateri né strutture artificiali, ma ecosistemi coralligeni nati grazie a un fenomeno straordinario: la fuoriuscita di gas metano dal fondale, innescata da antiche rocce magmatiche chiamate serpentiniti. Su quei supporti minerali, le prime alghe calcaree hanno costruito le fondamenta di un paesaggio unico, modellato dalle oscillazioni del livello del mare dopo l’ultima era glaciale.

Il mistero degli anelli di Capo Corso
  • ©ARTE France

Oggi, questi anelli sono molto più di una curiosità naturale: sono archivi viventi del clima terrestre, testimonianze preziose delle fluttuazioni che hanno trasformato il nostro pianeta. Un racconto che unisce scienza, avventura e meraviglia, per ricordarci che il mare non è solo superficie: è memoria, è futuro, è il luogo dove la vita continua a sorprenderci.

E non finisce qui, perché le profondità oceaniche sono anche un laboratorio privilegiato per l’esplorazione spaziale: nelle fosse più remote, come la Fossa delle Marianne, la spedizione Deepsea Challenge ha ad esempio trovato delle sorprendenti comunità microbiche che vivono in un ambiente a prima vista ostile e senza beneficiare della luce solare.

Studiare questi mondi sommersi significa quindi capire come la vita possa esistere in condizioni che oggi ci sembrano impossibili e, in futuro, potrebbero contribuire a sviluppare l’esplorazione di altri pianeti.

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