Inchiesta

Riciclare la plastica: utile o utopico?

Un viaggio lungo il percorso della plastica, dalla raccolta fino ai prodotti riciclati, per capire potenziale e limiti del sistema

  • Un'ora fa
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  • Keystone
Di: Jacqueline Schwerzmann (SRF)/sf 

“La quantità di rifiuti domestici si dimezza quando separo gli imballaggi di plastica” constata André Ruch. Per un mese ha infilato tutta la plastica prodotta in casa in un sacco da 35 litri: “Finora non avevo mai raccolto la plastica, a parte le bottiglie che portavo nei punti di raccolta di Migros e Coop”.

Ruch intraprende così un viaggio nel mondo del riciclaggio. L’obiettivo dell’esperimento condotto da SRF è di capire quanto spesso la plastica trovi una seconda vita e se il riciclaggio aiuti davvero a frenare l’ondata di rifiuti plastici.

Raccolta della plastica: misura utile o esercizio di facciata? (Kassensturz, SRF, 17.02.2026)

127 chili di plastica all’anno a testa

La Svizzera è tra i tre maggiori consumatori di plastica in Europa: se ne usano 127 chili all’anno a testa.

A titolo di paragone, in Africa sono 13 chili a persona, negli Stati Uniti 216. Tutti concordano sul fatto che siano troppi e che ci sia un problema con la plastica, ma le opinioni divergono su come risolverlo.

Greenpeace e associazioni dei consumatori criticano il riciclaggio

L’organizzazione ambientalista Greenpeace chiede una riduzione del consumo di plastica. Il riciclaggio darebbe ai consumatori solo l’illusione di fare qualcosa per l’ambiente, mentre la quantità di plastica non diminuisce davvero, critica Joëlle Hérin, esperta di economia circolare dell’organizzazione. L’industria petrolifera otterrebbe piuttosto un lasciapassare per produrre ancora più plastica.

Anche la Protezione dei consumatori svizzera sconsiglia di raccogliere la plastica. “Quando si afferma che si tratti di riciclaggio, per noi si rasenta il greenwashing”, afferma la direttrice Sara Stalder. “Da un vasetto di yogurt non si ottiene un nuovo vasetto di yogurt, come invece accade con una bottiglia in PET”.

La posizione di Sara Stalder

André Ruch deposita il suo sacco per la raccolta della plastica alla Migros di Oerlikon. Il primo viaggio della plastica è un trasporto in camion da Zurigo verso l’Austria. La plastica può essere rivenduta solo se viene suddivisa in diversi tipi. Un lavoro effettuato dalla Loacker Recycling a Lustenau, nel Vorarlberg, il più grande impianto di selezione della plastica svizzera.

Il riciclaggio risolve il problema della plastica?

L’intero processo di riciclaggio è organizzato da Innorecycling, azienda di Turgovia. Recypac la paga per il ritiro della plastica. Il direttore Markus Tonner è un convinto sostenitore del riciclaggio: “È vero che il riciclaggio da solo non basta a contenere il diluvio di plastica. Ma ci permette comunque di non produrre plastica nuova, oltre a ridurre le emissioni di CO₂”.

La posizione di Markus Tonner

Secondo alcuni calcoli, tuttavia, due anni di riciclaggio della plastica compenserebbero in termini di CO₂ solo l’equivalente di un volo a corto raggio in Europa, relativizza Helene Wiesinger, che si occupa di imballaggi per l’organizzazione non profit Food Packaging Forum.

Solo il 3% della plastica domestica viene riciclato

Ogni anno in Svizzera vengono gettate 790’000 tonnellate di rifiuti in plastica, e la metà è costituita da imballaggi. La maggior parte finisce oggi negli impianti di incenerimento dei rifiuti. Soltanto il 3% della plastica proveniente dalle economie domestiche viene effettivamente riciclato.

Incenerire è infatti più semplice ed economico rispetto al riciclaggio: bruciare una tonnellata di plastica costa 250 franchi, mentre riciclarla ne costa 750.

Inoltre, il calore generato dagli impianti di incenerimento può essere utilizzato come teleriscaldamento per la fornitura energetica. Tuttavia, la CO₂ prodotta va a pesare sul bilancio ambientale.

Un sacco nazionale per la raccolta della plastica

Da alcuni anni esistono già raccolte locali della plastica. Ora però un nuovo sacco per la raccolta a livello nazionale, chiamato “Recypac”, dovrebbe motivare la popolazione svizzera a riciclare di più.

Il sacco sarà in futuro disponibile in tutta la Svizzera, venduto dai grandi distributori, presso i quali verranno anche allestiti i punti di raccolta. L’obiettivo del progetto è ambizioso: “Puntiamo a raggiungere un tasso di riciclaggio del 55% per gli imballaggi in plastica e del 70% per i cartoni per bevande” spiega la direttrice Odile Inauen.

Fine della raccolta gratuita nei negozi?

Sebbene produttori e grandi distributori cofinanzino il nuovo sistema “Recypac”, alla fine sono comunque i consumatori a sostenere gran parte dei costi del riciclaggio.

Un sacco da 35 litri costa infatti 1,60 franchi, e i punti di raccolta gratuiti presso i negozi potrebbero sparire, se il nuovo sacco dovesse avere successo.

Coop e Migros sulla raccolta gratuita

Coop: “Coop, in qualità di membro di Recypac, partecipa alla ricerca di una soluzione uniforme a livello nazionale. Per noi è importante assumerci la responsabilità insieme ad altri dettaglianti e offrire soluzioni sostenibili ai nostri clienti. Continueremo a ritirare gratuitamente le bottiglie di plastica in tutti i nostri punti vendita. In questo modo garantiamo che la clientela possa smaltire le bottiglie di plastica in modo semplice e rispettoso dell’ambiente. Coop mette al centro le esigenze della clientela, nel rispetto delle direttive delle autorità”.

Migros: “I punti di raccolta per le bottiglie di plastica rimarranno disponibili anche in futuro. Al momento, tuttavia, non possiamo indicare per quanto tempo sarà possibile la consegna gratuita. Osserviamo costantemente l’evoluzione della situazione e informeremo tempestivamente i nostri clienti su eventuali modifiche”.

Quanta plastica è riciclabile?

André Ruch segue il percorso della plastica selezionata sulla via del ritorno in Svizzera. “Da 100 chilogrammi di plastica domestica raccolta, possiamo separarne circa 66 chili e avviarli al processo di riciclaggio”, rileva Markus Tonner di Innorecycling. “Il resto, circa 34 chili, dopo la selezione finisce nell’industria del cemento, dove viene utilizzato come combustibile sostitutivo, oppure negli impianti di incenerimento dei rifiuti”.

La plastica multistrato non è riciclabile. “Si tratta, ad esempio, delle pellicole di copertura delle confezioni di carne, ma anche i sacchetti per il cibo di cani e gatti”, spiega Tonner. Le altre tipologie di plastica possono invece essere vendute per il recupero. Attualmente la più pregiata è il polipropilene, materiale con cui sono fatti i flaconi per shampoo, per esempio.

Che cosa diventa la plastica riciclata?

L’azienda Innoplastics, di Eschlikon, tratta polipropilene e polietilene. È una pioniera in Svizzera nella produzione di granuli destinati ai prodotti in plastica riciclata.

Da questo granulato ottengono bottiglie per detergenti, vasi per piante e tubi di protezione per cavi, gli imballaggi alimentari invece non possono essere prodotti con plastica riciclata.

Il problema degli imballaggi alimentari

Il problema per gli imballaggi alimentari è che alcune sostanze chimiche potrebbero migrare dalla confezione di plastica riciclata agli alimenti. Gran parte delle sostanze chimiche presenti nella plastica non è ancora sufficientemente studiata. Con il riciclaggio si ha ancora meno controllo su ciò che finisce nel prodotto finale, poiché il materiale è sottoposto a forte stress, come il calore, e perché il prodotto riciclato deriva spesso da plastiche diverse.

Tuttavia, i nuovi prodotti riciclati sono preziosi, ribatte Philippe Model di Innoplastics: “Se otteniamo un prodotto con una durata di vita di 80 anni, come i tubi di protezione per cavi, non è downcycling. Si tratta di cicli di vita estremamente lunghi, che riusciamo a garantire”.

La posizione di Philippe Model

Il riciclato ha una possibilità sul mercato?

André Ruch constata che il riciclaggio della plastica è un’attività difficile e al momento non redditizia. Un sacco da 35 litri di plastica da riciclare non ha alcun valore, anzi, genera un costo di 10 centesimi, perché la plastica proveniente da Cina e Stati Uniti inonda il mercato europeo e fa crollare i prezzi. Inoltre il processo di selezione è costoso.

A ciò si aggiunge che il granulato prodotto ha difficoltà di vendita. La plastica nuova è infatti disponibile ovunque a basso costo ed è più semplice da lavorare. “Abbiamo bisogno di norme che impongano una quota di riciclato nelle nuove confezioni di plastica, solo così il riciclaggio può decollare” sostiene Model.

L’UE prevede effettivamente norme che vadano in questo senso a partire dal 2030. La Svizzera, invece, con la nuova ordinanza sugli imballaggi probabilmente non introdurrà quote minime obbligatorie di materiale riciclato.

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Quando la plastica diventa un peso (ma per fortuna c’è la scienza)

Il giardino di Albert 14.02.2026, 18:00

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  • Alessandra Bonzi
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