Natura e Animali

Il ritorno di gipeti, nibbi e barbagianni

Oggetto di false paure e superstizioni, i grandi rapaci sono tornati a vivere nelle Alpi. La loro conservazione è il frutto di grandi sforzi di gestione.

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Uno splendido esemplare di barbagianni

Uno splendido esemplare di barbagianni

  • IMAGO/Wirestock
Di: Red. giardino di Albert/Christian Bernasconi  

Un tempo perseguitati e quasi scomparsi dalla Svizzera, oggi i grandi rapaci hanno ripreso il loro spazio nei cieli elvetici, grazie a importanti storie di conservazione, di collaborazione e di resilienza.

Il ritorno di questi uccelli, tra cui figurano ad esempio nibbi reali, gipeti e barbagianni, è importante per svariati motivi: in particolare perché sono sentinelle della biodiversità e la loro presenza indica che il paesaggio è sano. Inoltre, regolano le popolazioni di numerosi roditori, ripuliscono le montagne dalle carcasse di altri animali, evitando così la diffusione di malattie.

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Il ritorno dei grandi rapaci

Il giardino di Albert 21.02.2026, 16:55

Come illustrato in un documentario diffuso recentemente dal Giardino di Albert, questi uccelli in Svizzera sono i protagonisti di una vera e propria rinascita, che racconta molto più di un successo scientifico: è la storia di donne e uomini che dedicano tempo, competenze e passione alla conservazione della natura.

Un perfetto esempio è quello del nibbio reale, che nel Canton Friburgo vede impegnati biologi e volontari per la conservazione della specie. Un cantone che, tra le altre cose, può vantare una delle maggiori densità al mondo di nibbi reali ed è dunque garante della conservazione di questa specie a livello internazionale.

Per farlo, ricercatrici e ricercatori studiano e controllano regolarmente l’andamento delle popolazioni di nibbio reale e prelevano giovani esemplari per progetti di reintroduzione in Italia, dove questo uccello era scomparso da oltre un secolo. Un’operazione delicata, ma di successo, che contribuisce a conservare il nibbio reale a livello europeo.

Un secondo esempio che vede la Svizzera tra i principali attori è sicuramente quello legato al ritorno del Gipeto. Anche questa è una storia di conservazione riuscita. Iniziato nel 1991 con la reintroduzione di alcuni esemplari nel Parco nazionale svizzero, l’impegno costante degli addetti ai lavori ha portato la specie a ripopolare in maniera confortante tutte le Alpi elvetiche. Tanto da far registrare la nascita di un nuovo piccolo nell’Alto Ticino anche nel 2025.

Quanto la Svizzera si stia prodigando a favore di questi uccelli, lo si nota anche dagli sforzi legati alla protezione del barbagianni, un rapace notturno presente solo a nord delle Alpi, e che vede coinvolto in particolare un gruppo di ricerca dell’Università di Losanna.

Questo elegante animale, riconoscibile dall’inconfondibile disco facciale a forma di cuore, dalle parti bianche del piumaggio e dalle abitudini strettamente notturne è stato oggetto di numerose superstizioni in passato. Alimentate, oltre che dalle sue abitudini notturne e dal suo aspetto, anche dai suoi versi, simili a degli strani sibili.

Le ricerche condotte negli anni dal gruppo di ricerca di Losanna, che vanta pure varie collaborazioni a livello nazionale e internazionale, hanno permesso di aumentare le conoscenze legate a questa affascinante specie e di stemperare la paura veicolata dalle false credenze. E di contribuire alla conservazione di questo affascinante volatile.

Giovani esemplari di barbagianni nel nido

Giovani esemplari di barbagianni nel nido

  • IMAGO/Dreamstime

Tra le varie attività legate alla conservazione del barbagianni portate avanti dall’Università di Losanna, vale la pena di segnalare il progetto Owls for peace, un’iniziativa internazionale che combina conservazione della natura e diplomazia scientifica.

Il progetto è stato avviato in Medio Oriente (Israele, Giordania e Autorità Palestinese) come modo per far collaborare comunità potenzialmente in conflitto, attorno a una sfida ambientale comune e neutrale. L’idea è che lavorare insieme sulla natura possa creare fiducia, dialogo e cooperazione, così da andare oltre le tensioni politiche. E di questi tempi, non è cosa da poco.

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