È difficile pensare a una specie selvatica più legata alla nostra alimentazione del tonno. La sua importanza è globale: fa parte della tradizione culinaria di molti Paesi in tutto il mondo e lo si trova in tutti gli oceani. È un’importante risorsa naturale da salvaguardare. Il 2 maggio si celebra la Giornata Mondiale del Tonno, indetta dalle Nazioni Unite per sottolineare l’importanza della pesca sostenibile e responsabile. La decisione di indire questa giornata nove anni fa testimonia il ruolo centrale della cooperazione internazionale per salvaguardare le popolazioni di questo pesce, ma è anche un momento per riflettere sull’efficacia dei programmi di gestione delle specie a rischio.
Abissi marini (3./5)
Alphaville: i dossier 29.04.2026, 11:30
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Ci sono diverse specie di tonno sparse in tutto il mondo e in totale ne vengono pescate circa 5,8 milioni di tonnellate all’anno, secondo i dati del 2024 riportati dall’International Seafood Sustainability Foundation.
La buona notizia è che nel 2021, il tonno a pinna gialla (Thunnus albacares) e il tonno alalunga (Thunnus alalunga, detto spesso anche “tonno bianco”), che rappresentano rispettivamente il 30% e il 4% delle catture totali, sono stati riclassificati da “in pericolo” a “rischio minimo” dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).
La popolazione di tonnetto striato (Katsuwonus pelamis), sebbene sia la specie commercialmente più sfruttata con il 58% di tutte le catture di tonno del mondo, è in buona salute ed è classificata come “a rischio minimo”. La maggioranza dei tonnetti striati catturati sono preparati come scatolame, come succede anche al tonno a pinna gialla, generalmente considerato di qualità gastronomica superiore. Il tonno alalunga, invece, è spesso consumato anche fresco o decongelato.
Il tonno rosso, chiamato anche tonno a pinna blu, è la specie più nota e pregiata per il consumo alla griglia, o crudo come tartare, nonostante quantitativamente rappresenti solo circa l’1% delle catture totali di tonno nel mondo. All’interno della cucina giapponese è il re di sushi e sashimi, le celebri preparazioni di pesce crudo. I giapponesi ne sono così ghiotti che in gennaio 2026 la vendita di un singolo esemplare di tonno rosso al mercato del pesce di Tokyo ha superato i 2 milioni e mezzo di franchi svizzeri.
Il presidente della catena di ristoranti giappinese Sushizanmai Kiyoshi Kimura di fronte al tonno rosso da 243 kg venduto al prezzo record di circa 2,5 milioni di CHF il 5 gennaio 2026.
Il tonno rosso è in realtà diviso in tre specie, tra loro molto simili, a seconda della zona di provenienza. Il problema principale di queste popolazioni riguarda, naturalmente, la pesca eccessivamente intensiva. Mentre la popolazione di Atlantico e Mediterraneo, cioè il tonno rosso atlantico (Thunnus thynnus), gode oggi di buona salute e non è eccessivamente sfruttata, quella del Pacifico (Thunnus orientalis), e quella della zona meridionale, detta tonno rosso australe (Thunnus maccoyii), sono rispettivamente classificate come “vicino alla minaccia” e “in pericolo”.
Sebbene a prima vista la situazione sembri grave, è in realtà in miglioramento. Solo pochi anni fa, il tonno rosso australe era persino in “grave pericolo”, in quanto dal 1973 al 2006 la sua popolazione è diminuita di oltre l’85%. Oggi, un programma della Commissione per la conservazione del tonno rosso australe sta cercando di stabilire delle regole per la pesca volte a riportare la popolazione al 30% dei livelli originari entro il 2035. Ad esempio, è particolarmente importante stabilire delle quote per la pesca e controllare con attenzione le attività durante i periodi più sensibili per la riproduzione, oltre a contrastare le attività di pesca illegale che non rispetta i limiti imposti dalle autorità.
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Secondo le Nazioni Unite, nel 2017 solamente il 75% degli sbarchi di tonno proveniva da stock non sfruttati eccessivamente. Oggi questa percentuale si è alzata fino a circa il 99% a livello mondiale. Questo dato non significa che tutto il tonno pescato sia automaticamente sostenibile sotto ogni aspetto, perché restano problemi legati alle catture accessorie, alla tracciabilità e ai metodi di pesca, ma indica un miglioramento significativo nella gestione degli stock. Questo ha contribuito anche al ritorno del tonno rosso atlantico nelle acque nord-occidentali dell’Europa, ovvero lungo le coste di Irlanda e Inghilterra, dopo decenni in cui era quasi scomparso. Nel 2023, il Regno Unito ha compiuto la sua prima stagione di pesca commerciale al tonno rosso atlantico dopo oltre sessant’anni di fermo delle attività.
La pesca del tonno non è ancora esente da critiche dal punto di vista ambientale e umano, ma i risultati raggiunti finora rappresentano certamente un esempio dell’efficacia della coordinazione tra diversi Paesi per lo sfruttamento delle risorse naturali.






