Di Chernobyl si sta parlando parecchio di questi giorni: il 26 aprile di 40 anni fa, la storia fu segnata dall’incidente alla centrale nucleare che tutti conosciamo. L’esplosione, dovuta ad un errore umano, causò una contaminazione radioattiva su vasta scala e colpì le persone, le piante e gli animali.
È proprio sulla natura di Chernobyl che Alessandra Bonzi ha dedicato una puntata del Giardino di Albert radiofonico, raccogliendo le testimonianze di ricercatrici e ricercatori che in quell’area ritornano oggi per motivi scientifici.
Chernobyl
Il giardino di Albert 25.04.2026, 18:00
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“Avevo circa quattro anni”, racconta Olena Burdò, ricercatrice presso il dipartimento di radiobiologia e radioecologia dell’Istituto di Fisica Nucleare dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina. “Quel giorno, i miei genitori si precipitarono all’asilo e mi dissero che dovevamo scappare molto velocemente. Giunti sull’uscio di casa, mi tolsero i vestiti, e mi dissero di rifugiarmi in camera… era una cosa insolita ed è il mio primo ricordo del disastro di Chernobyl”.
In seguito all’incidente, come da protocollo fu creata la zona di esclusione, cioè un territorio compreso nel raggio di trenta chilometri dalla centrale, da cui furono fatte evacuare le persone per evitare l’accesso alla zona più fortemente contaminata. Si tratta di migliaia di chilometri quadrati abbandonati dall’uomo e in cui la natura è ripartita quasi da zero.
A causa dell’esplosione del reattore, enormi quantità di elementi radioattivi furono rilasciate nell’atmosfera e danneggiarono in particolar modo la foresta nelle immediate vicinanze della centrale. “È quella che poi venne chiamata la Foresta Rossa”, racconta, al microfono di Alessandra Bonzi, Oleksandr Borsùk capo del laboratorio di flora e fauna della Riserva della Biosfera Radiologica ed Ecologica di Chernobyl. “Furono le prime piante a morire. In seguito al disastro, le piante subirono un importante fall out radioattivo che le fece diventare in un primo momento di colore rosso e, infine, morire. Le altre foreste, quelle più lontane, non subirono grandi danni perché le radiazioni erano più basse e fortunatamente non ci sono state conseguenze sullo sviluppo della foresta e sulla loro crescita”.
L’assenza di attività umane nella zona di esclusione ha trasformato l’area in una sorta di riserva naturale involontaria, in cui gli ecosistemi si sono lentamente riorganizzati. Al giorno d’oggi cervi, alci, linci, lupi, uccelli e altre specie sono presenti nella zona, con densità che in alcuni casi sono paragonabili a quelle osservate nelle aree naturali protette.
Ma il ritorno della fauna non è privo di conseguenze: l’esposizione alle radiazioni può provare danni al DNA, mutazioni e altri problemi alle specie che vivono lì. L’impatto a lungo termine è però ancora oggetto di studio. Gli effetti dipendono anche dalla specie considerata e dalla loro esposizione alle radiazioni, come conferma Olena Burdò: “Le radiazioni sono pericolose per ogni specie vivente in modo diverso, a seconda della quantità di radiazioni assorbite: per gli esseri umani è una quantità, per i roditori un’altra e se parliamo di vegetali un’altra ancora. E tra le piante, non è per tutte uguale”.
Anche tra gli animali, gli effetti sono variabili: più intensi per quelli che vivono costantemente nel perimetro della zona di esclusione, minori per quelli che occupano territori più ampi e si muovono tra le zone contaminate e le zone non contaminate.

Un esemplare di alce, fotografato nella zona di esclusione
“I piccoli animali morirono tutti, anche se negli anni sono tornati a ricolonizzare l’area”, racconta Eugene Tukalenko, Ricercatore presso l’Istituto di Ricerca Nucleare dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina. “Diversamente è andata per i grandi animali: alci e cervi, per esempio, hanno un raggio d’azione e di movimento molto più ampio. Quindi è più difficile parlare di effetti negativi perché questi animali possono muoversi continuamente e vivere tra luoghi puliti e luoghi contaminati”.
Oltre alle radiazioni, uno dei fattori importanti per la ricolonizzazione della zona di esclusione è l’assenza di attività umane: “Poiché non ci sono esseri umani in questi territori, gli animali tornano e li colonizzano”, conferma Oleksandr Borsùk. “Non c’è alcuna influenza o disturbo antropico in queste zone. C’è cibo abbondante per animali come cervi o alci. Ultimamente sono arrivati i lupi, le linci e altri predatori. Negli ultimi anni abbiamo anche osservato una ricolonizzazione di animali che sono nella lista rossa come il bisonte europeo e l’orso”.

Il cavallo di Przewalski, minacciato di estinzione, è stato introdotto nella zone di esclusione alla fine degli anni Novanta e oggi prospera nell'area abbandonata dall'uomo
Per le ricercatrici e i ricercatori, Chernobyl è uno degli esempi più importanti di rewilding naturale, un grande laboratorio che permette di studiare l’evoluzione a lungo termine degli ecosistemi dopo una catastrofe del genere.
“Se pensiamo a quanta vita c’è nella zona di esclusione adesso - prosegue Oleksandr Borsùk - possiamo affermare con certezza che la natura è capace di rigenerarsi e lo fa molto bene, soprattutto quando l’essere umano abbandona il territorio. Questa è la lezione più grande: il fattore in assoluto più disturbante di un ecosistema è l’essere umano. Pensiamo all’ecosistema di Chernobyl: i fattori di rischio sono molti e tutti antropici: è molto difficile prevedere cosa succederà nei prossimi anni, perché ora, a causa della guerra, la zona è stata occupata ed è contaminata da mine antiuomo e da ordigni inesplosi”.
A 40 anni dal disastro, Chernobyl è quindi un laboratorio a cielo aperto dove gli ecosistemi, pur segnati dalla catastrofe e ancora oggi sotto l’influenza delle radiazioni, sono tornati ad essere funzionanti e pieni di vita, ma il cui futuro dipende, ancora una volta, dagli esseri umani.
Il dossier su Chernobyl di Alphaville di Rete Due

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I giorni della tragedia (1./5)
Alphaville: i dossier 20.04.2026, 11:30
Prima del disastro (2./5)
Alphaville: i dossier 21.04.2026, 11:30
Oasi di biodiversità (3./5)
Alphaville: i dossier 22.04.2026, 11:30
La Zona (4./5)
Alphaville: i dossier 23.04.2026, 11:30

La vita nella zona morta di Chernobyl
RSI Info 24.04.2026, 06:00










