Nell’era attuale, l’umanità è sempre più alle prese con un fenomeno diffuso: l’inquinamento luminoso. Questo eccesso di luce artificiale notturna, proveniente da lampioni, insegne pubblicitarie e edifici, altera profondamente l’ambiente naturale, trasformando la notte in giorno o in un’eterna penombra. Le conseguenze di questo tipo di inquinamento non si limitano alla semplice impossibilità di ammirare un cielo stellato – situazione che per millenni ha plasmato la storia dell’umanità – ma impattano anche sulla nostra qualità del sonno, così come sulla flora e sulla fauna.
La luce artificiale può ad esempio disorientare gli uccelli migratori, alterare i ritmi di caccia e riproduzione degli animali notturni e confondere gli insetti, attirandoli verso fonti luminose e allontanandoli dai loro habitat naturali. Anche le piante risentono di questa alterazione, con modifiche nei cicli di fioritura.
Cos'è l'inquinamento luminoso?
RSI Edu 13.04.2022, 21:12
Ricorrere al cielo stellato per potersi orientare non è un’esclusiva del genere umano o degli uccelli, bensì anche di altri animali molto diversi da noi, fra i quali, ad esempio, gli scarabei stercorari, in particolare quelli della specie Scarabaeus satyrus.
Di stercorari ne esistono diverse specie. Tutte appartengono alla famiglia degli Scarabeidi e sono note per raccogliere sterco - principalmente di erbivori - per trasformarlo in palline che poi spostano facendole rotolare. Questo particolare bottino, una volta messo al sicuro sottoterra, servirà da nutrimento per gli adulti e le giovani larve. La loro curiosa attività può far sorridere, certo, ma è essenziale in natura perché questi insetti liberano il suolo da ingenti quantità di escrementi.

Gli scarabei stercorari rimuovono dal terreno grandi quantità di escrementi e svolgono un ruolo ecologico molto importante
Un gruppo di ricercatori guidato da Marie Dacke dell’Università di Lund in Svezia ha dimostrato che in Sudafrica, i coleotteri appartenenti alla specie Scarabaeus satyrus utilizzano la Via Lattea come una vera e propria bussola celeste per orientarsi e spostarsi assieme alla loro pallina di escrementi. Si tratta del primo caso documentato di un insetto che usa questa galassia per orientarsi.
Per giungere a queste conclusioni, il gruppo di ricerca ha condotto alcuni curiosi esperimenti (illustrati anche nel documentario “chiaro come il buio” diffuso dal Giardino di Albert) sia sul terreno, sia all’interno di un planetario artificiale, dove è stato possibile modificare a piacimento la posizione della volta celeste per analizzare le capacità di orientamento di questi insetti.
In particolare, gli esperimenti hanno dimostrato che il meccanismo di orientamento di Scarabaeus satyrus non si basa sulla percezione di singole stelle, bensì sul confronto dell’intensità luminosa tra diverse regioni della Via Lattea. Attraverso esperimenti comportamentali in laboratorio è stato dimostrato che questi coleotteri riescono a distinguere tra la parte meridionale e la parte settentrionale della Via Lattea, già a partire da una differenza di luminosità del 13%.

Un esemplare di Scarabaeus satyrus durante uno degli esperimenti
La luce artificiale, tuttavia, può mascherare la debole luminosità della Via Lattea, rendendo difficile, se non impossibile, per questi scarabei trovare la strada e svolgere il loro ruolo ecologico fondamentale. Modificando l’aspetto del cielo stellato, cambiava anche la direzione presa dagli insetti. Inoltre, in presenza di un cielo coperto o di una cupola che mostrava stelle distribuite in maniera uniforme, gli scarabei perdevano l’orientamento.
Dal punto di vista evolutivo, questi scarabei hanno sviluppato tali capacità per potersi allontanare rapidamente dal luogo in cui hanno raccolto gli escrementi, evitando così di entrare in competizione con altri scarabei, di incontrare potenziali predatori e risparmiando energia percorrendo la via più breve. Capacità che si sono evolute in migliaia di anni e che ora diventano meno performanti per la presenza di un inquinamento luminoso sempre più presente.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/Anche-il-cielo-buio-%C3%A8-da-salvaguardare--2774491.html
Questa scoperta – oltre a far riflettere sull’influenza dell’inquinamento luminoso anche sulle specie più piccole e meno considerate - ci ricorda quanto ancora possiamo imparare dalla natura. Capire come un cervello così piccolo come quello di un coleottero riesca ad elaborare informazioni visive complesse, può ispirare algoritmi più efficienti per la navigazione di robot e veicoli autonomi.








