La viticoltura e l’industria vitivinicola in generale oggi si trovano di fronte a sfide significative. Accanto alle difficoltà economico-commerciali, vi è la necessità di ridurre l’impatto ambientale della coltivazione della vite. Da una parte è necessario diminuire l’impiego di prodotti fitosanitari che impattano sulla biodiversità e inquinano suoli, acque di superficie e falde. Dall’altra diventa sempre più urgente rispondere alle crescenti richieste dei consumatori per prodotti più sostenibili e di alta qualità. In questo contesto, la ricerca e lo sviluppo di nuovi vitigni resistenti alle malattie rappresentano una soluzione promettente, in grado di coniugare rispetto per l’ambiente, innovazione e tradizione.

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Il percorso di Agroscope per una viticoltura resistente
La ricerca nella selezione di varietà con bassa sensibilità alle malattie fungine inizia per Agroscope già nel 1965. Da tempo, infatti, le patologie provocate dall’attacco dei funghi sono riconosciute come quelle più pericolose per la vigna. Questo primo approccio portato avanti con incroci solo all’interno delle varietà di vite europea (Vitis vinifera L.) dall’istituto federale per la ricerca agronomica, porta, molti anni dopo, alla selezione di 13 varietà resistenti al marciume grigio (Botrytis cinerea Pers.) fra cui le più popolari diventano: Gamaret, Garanoir e Diolinoir.

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La lotta alle altre malattie fungine come la peronospora e l’oidio che rappresentano da sempre una delle maggiori minacce per la vite, danno lo spunto ad Agroscope per avviare, a partire dal 1996, un altro programma di selezione di varietà resistenti. Questa volta i ricercatori puntano su una serie di incroci interspecifici fra varietà di vite europea (dall’alto potenziale enologico) e viti selvatiche americane e asiatiche (più resistenti alle malattie fungine). Divico e Divona sono il risultato di questi sforzi.
Nel 2009, Agroscope, portando in dote le sue varietà interspecifiche resistenti, si unisce alla terza fase del programma di selezione RESDUR (RESistance DURable) dell’Istituto nazionale francese per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente, INRAE. La collaborazione franco-svizzera grazie alle tecniche classiche di selezione varietale, combinate con moderne metodologie di marcatura molecolare, ha permesso di ottenere varietà con livelli di resistenza elevati e stabili, nonché vini di alta qualità.
Sette nuovi vitigni resistenti
Dopo diciassette anni di lavoro e di cooperazione fra Agroscope e INRAE, sette candidati sono stati omologati e il 29 gennaio scorso hanno avuto l’onore della presentazione a Martigny in occasione di Agrovina 2026, un importante appuntamento internazionale per i professionisti del ramo vitivinicolo. I sette nuovi vitigni appena registrati si chiamano: Florisia, Elaris, Orellis, Damona, Valpesia, Dioniso e Taranis; nell’ordine: 4 bianchi e 3 rossi. La particolarità è che ciascuno contiene almeno due geni resistenti alla peronospora e all’oidio. Il percorso è stato lungo e bisognerà ancora attendere il periodo di moltiplicazione presso i vivaisti, prima che i nuovi vitigni, nel 2029, siano disponibili per i viticoltori.

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La viticoltura del futuro: meno trattamenti, più resilienza
Le malattie fungine come la peronospora e l’oidio, come anticipato, richiedendo numerosi trattamenti fitosanitari che hanno un impatto significativo sull’ambiente e sui costi di produzione. I sette nuovi vitigni, testati nei vigneti in diversi terroir di Svizzera e Francia, hanno dimostrato la loro efficacia contro la peronospora e l’oidio, anche in anni di forte pressione fungina. Non bisogna pensare che questi vitigni permettano una viticoltura a zero trattamenti. Infatti, per evitare di perdere la resistenza (l’evoluzione degli antagonisti non si ferma mai!) e per combattere altre malattie secondarie, si consiglia comunque di effettuare uno o due trattamenti fungicidi all’anno, che ci pone, comunque, ben al di sotto dalla media annuale di 6-10 applicazioni di fungicidi per portare la vigna a produzione in una gestione convenzionale del vigneto in Svizzera. Questa importante riduzione dei trattamenti fitosanitari contribuisce a una viticoltura più rispettosa dell’ambiente, diminuendo l’inquinamento del suolo e delle acque, e anche a proteggere direttamente la salute dei viticoltori e dei consumatori.
Un futuro promettente per la viticoltura e per i consumatori
L’introduzione di questi vitigni resistenti rappresenta un passo fondamentale verso una viticoltura più sostenibile e resiliente. Essi permettono di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalle crescenti aspettative dei consumatori. Proprio per loro, i sette nuovi vitigni promettono profili aromatici e strutturali diversi, che spaziano da vini colorati, strutturati e fruttati a vini con note floreali ed esotiche, dimostrando la versatilità e il potenziale enologico di queste nuove varietà. Tutto ciò offrendo, al contempo, nuove opportunità per i produttori di vino. Il futuro del vino si prospetta quindi all’insegna dell’innovazione, della sostenibilità e di una rinnovata armonia tra uomo, vite e ambiente.








