Domenica 8 marzo 2026: il cielo della capitale iraniana si tinge di nero. Un fumo denso provocato dagli attacchi di Israele a quattro depositi petroliferi ha avvolto Teheran in una nube scura che a seguito di precipitazioni ha riportato al suolo la cosiddetta pioggia acida. A causa del particolato presente nell’atmosfera derivato dalle esplosioni, le gocce di pioggia hanno assunto colorazioni nerastre, spingendo i media locali a ribattezzare il fenomeno con il nome di pioggia di petrolio. La Protezione Civile iraniana ha lanciato l’allarme, invitando la popolazione a stare a casa per proteggersi da questa pioggia tossica. Ma di che si tratta?

Iran, 8 marzo 2026: un membro della Mezzaluna Rossa iraniana cammina nel fumo proteggendosi con una mascherina
La poggia acida: come si forma
Le piogge acide sono un fenomeno molto comune in molte zone industrializzate del nostro pianeta, Europa inclusa. Si sviluppano in seguito all’interazione tra il vapore acqueo e alcuni gas in atmosfera quali diossido di zolfo (SO2), derivato dalla combustione di carbone e petrolio, e diossido di azoto (NO2), che è un prodotto dei motori a scoppio delle automobili.
Le piogge vengono dette “acide” per via del basso valore di pH che, a sua volta, causa numerosi problemi a livello ambientale. In una scala che va da 0 (massima acidità) a 14 (massima basicità), la pioggia acida si colloca normalmente attorno a un pH di circa 5,6. Più il valore è basso, più queste piogge saranno pericolose per gli ecosistemi.
I due gas, diossido di zolfo e gli ossidi di azoto, reagendo con l’acqua presente in atmosfera, producono acido solforico (H2SO4) e acido nitrico (HNO3). Va detto che l’inquinamento non è l’unico responsabile del fenomeno della pioggia acida: l’attività vulcanica emette, a livello globale, quasi la metà di questi gas. Inoltre, lo zolfo naturalmente presente nel petrolio oggi viene in gran parte rimosso durante la fase di raffinazione, mentre le marmitte catalitiche bloccano i gas nocivi prima che escano dal veicolo a motore.
Le conseguenze
Il fenomeno delle piogge acide, così come lo conosciamo in condizioni usuali, ha effetti principalmente sugli ambienti acquatici. A pH 5, la maggior parte delle uova di pesce non può schiudersi, mentre a pH inferiori, l’acidità può provocare la morte della fauna ittica.
Conseguenze possono registrarsi anche sulle piante: la pioggia acida rimuove dal terreno minerali e nutrienti necessari alla crescita degli alberi. La pioggia acida non rappresenta di per sé un pericolo diretto per l’essere umano a contatto con le precipitazioni ma, entrando nel ciclo dell’acqua, può diffondersi in regioni anche molto lontane dal luogo in cui si sono formate.
In merito a quanto sta accadendo in Iran, quindi, seppur si sia effettivamente registrata la presenza di pioggia acida, il pericolo diretto per la popolazione non è rappresentato tanto da quest’ultima, ma dai fumi tossici rilasciati dalle esplosioni. “Questi contengono inquinanti tossici come idrocarburi, particelle ultrafini note come PM2.5 e composti cancerogeni chiamati idrocarburi policiclici aromatici, a loro volta penetrati nella pioggia”, afferma Gabriel da Silva, professore associato di ingegneria chimica dell’Università di Melbourne, in un articolo apparso su The Conversation. Questi inquinanti possono provocare ustioni chimiche, avvertono le autorità iraniane.
“Nel breve termine - afferma l’esperto - le persone esposte al fumo nero in Iran potrebbero avere mal di testa o difficoltà respiratorie, soprattutto se soffrono di asma o malattie polmonari”. A lungo termine, “le particelle ultrafini presenti nell’aria e penetrate nel sistema sanguigno attraverso i polmoni possono provocare tumori, oltre a patologie neurologiche e cardiovascolari”.
I danni ambientali della guerra
Seppur secondari rispetto alle conseguenze che i conflitti armati hanno sulle vite umane, i danni ambientali della guerra riscuotono oggi sempre più attenzione, anche per le conseguenze indirette sulla salute della popolazione. Studi dimostrano che gli inquinanti dispersi dagli incendi dei pozzi petroliferi durante la guerra del Golfo, nel 1991, hanno triplicato i casi di tumori in Kuwait e aumentato l’incidenza di malattie neurologiche, asma e allergie.

Great Burgan, Kuwait, 5 aprile 1991: nel secondo giacimento petrolifero al mondo, è in corso un'operazione di bonifica
L’inquinamento ha contaminato anche il cibo e le acque con metalli pesanti infiltrati nel sottosuolo, mentre il petrolio non bruciato ha formato dei veri e propri laghi di greggio. Un’esperienza che ci insegna come i danni ambientali locali, oggi come allora, possano avere conseguenze inattese su un raggio ben più ampio rispetto all’obiettivo iniziale.

Iran, 400 obiettivi colpiti da Tel Aviv
Telegiornale 08.03.2026, 20:00






