Ambiente

Un giardino dove fiorisce il gioco

Quando l’educazione all’aria aperta diventa alfabetizzazione ecologica: vediamo l’esempio del Giardino botanico di Neuchâtel

  • Ieri, 13:49
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  • Jardin botanique de Neuchâtel/Facebook
Di: Red. Il giardino di Albert / Davide Conconi 

C’è un momento, in ogni esperienza di apprendimento, in cui la teoria smette di essere “contenuto” e diventa relazione: con un luogo, con un compito, con gli altri. È in quello spazio che si inserisce il Bota-Game, un’attività di educazione all’aria aperta ambientata al Giardino botanico di Neuchâtel, dove il gioco non è un semplice contorno, ma il motore stesso della scoperta. Come spiega, nel servizio di Prima Ora, la responsabile del progetto Magali Borer: “il Bota-Game è un escape game, un gioco immersivo all’aria aperta”.

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Un giardino dove fiorisce il gioco

Prima Ora 30.03.2026, 18:00

Perché impariamo meglio quando ci muoviamo nella natura

L’idea è semplice e potente: trasformare un ambiente ricchissimo di stimoli – un giardino botanico – in un percorso di esplorazione guidata. In questo modo, le conoscenze non passano solo dalla lettura o dall’ascolto, ma attraverso corpo, sensi e attenzione. L’apprendimento diventa “situato”: ciò che si osserva è lì, davanti a noi, e il cervello lo registra come esperienza concreta, non come informazione astratta.

Il Bota-Game in breve

In pratica, il gruppo di giocatrici e di giocatori si trasforma in una équipe di scienziati che devono salvare un albero in pericolo. Il vegetale rischia di essere sradicato per fare posto a una nuova sistemazione del luogo. Purtroppo, il nome della specie e la sua ubicazione sono andati persi. Al gruppo di scienziate e scienziati in erba il compito di individuarlo e di convincere i responsabili del cantiere a non abbatterlo.

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  • Jardin botanique de Neuchâtel/Facebook

Il contesto costituito dal Giardino botanico di Neuchâtel è ideale come ci conferma la mediatrice culturale dell’Atelier des Musées della Città di Neuchâtel, Valentina Brocca: “ovunque ci giriamo vediamo la foresta del Vallon de l’Ermitage, e quindi la particolarità di questo giardino è quella di essere a stretto contatto con la foresta, qua siamo immersi nella natura totalmente”. In un contesto naturale, inoltre, l’attenzione tende a cambiare qualità: meno centrata sulla prestazione e più disponibile alla curiosità. La natura offre un tipo di complessità “accogliente”: dettagli, differenze, tracce, forme. È il terreno ideale per far nascere domande – e il gioco, con le sue regole e i suoi obiettivi, dà a quelle domande una direzione.

Il contesto naturale del Giardino botanico di Neuchâtel

Il contesto naturale del Giardino botanico di Neuchâtel

  • Jardin botanique de Neuchâtel/Facebook

La natura come bisogno, non come lusso

Molti educatori e ricercatori parlano di biofilia: l’innata tendenza umana a cercare connessione con il vivente. Non è romanticismo: è un’ipotesi che prova a spiegare perché, in ambienti verdi, spesso ci sentiamo più calmi, più presenti, più disponibili all’interazione. Portare l’educazione all’esterno significa quindi lavorare su due piani insieme: benessere e apprendimento. Un escape game all’aperto introduce anche un ingrediente decisivo: la motivazione intrinseca. La spinta a “risolvere” non arriva da un voto o da un giudizio, ma dalla soddisfazione di capire, orientarsi, collaborare. È una palestra di competenze trasversali (problem solving, comunicazione, gestione del tempo), ma soprattutto è un ponte emotivo verso l’ambiente: se un luogo ci ha divertito e coinvolto, saremo più inclini a ricordarlo e a prendercene cura.

Giovani scienziate e scienziati alle prese con il Bota-Game

Giovani scienziate e scienziati alle prese con il Bota-Game

  • Jardin botanique de Neuchâtel/Facebook

Imparare a riconoscere per poter proteggere

Il cuore ecologico del Bota-Game sta nell’allenare lo sguardo. Non si tratta solo di “fare attività nel verde”, ma di costruire alfabetizzazione ambientale: imparare a leggere il paesaggio come un testo fatto di specie, relazioni e stagioni. Ancora Magali Borer chiarisce l’obiettivo: “si scoprono gli alberi tipici della Svizzera, il loro nomi, le foglie e in alcuni casi i frutti, elementi utili per imparare a riconoscerli”.

Le foglie da sole, spesso, permettono di identificare la specie di albero

Le foglie da sole, spesso, permettono di identificare la specie di albero

  • IMAGO / Depositphotos

Riconoscere un albero da una foglia, dal fiore, distinguere una corteccia, osservare un frutto: sono gesti piccoli ma fondamentali. Perché la cura nasce spesso dalla familiarità. Difficilmente proteggiamo ciò che resta anonimo; al contrario, ciò che sappiamo nominare diventa più vicino, più “nostro”. È uno dei passaggi chiave dell’educazione ecologica: trasformare il “verde” indistinto - la nostra cecità vegetale - in un insieme di vite differenti, ciascuna con il proprio nome, con la propria storia e funzione.

imparare fuori per cambiare dentro

In un’epoca dove la fanno da padroni gli schermi, i flussi di immagini e la vita in spazi chiusi, esperienze come questa mostrano che l’educazione nella natura non è nostalgia: è una risposta concreta a bisogni attuali. Un giardino botanico può diventare un laboratorio a cielo aperto dove si intrecciano scienza, gioco e cittadinanza ecologica. E un escape game, invece di farci “uscire” da una stanza, può farci entrare davvero in un luogo: con attenzione, rispetto e meraviglia.

Ancora uno scorcio del Giardino botanico di Neuchâtel, ripreso qualche anno fa in occasione di un nostro reportage

Ancora uno scorcio del Giardino botanico di Neuchâtel, ripreso qualche anno fa in occasione di un nostro reportage

  • RSI-il giardino di Albert/Elia Regazzi

In fondo, il messaggio è semplice: la natura non è solo un argomento da studiare, è un’esperienza da vivere. E quando la scoperta avviene giocando, può mettere radici più profonde.

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