Ambiente

Ritornano le farfalle: aprile ad ali spiegate

Perché la ricomparsa delle farfalle in primavera entusiasma gli appassionati ma conferma anche timori scientifici legati al cambiamento climatico

  • 6 aprile, 14:13
  • 6 aprile, 15:36
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Il messaggio delle farfalle

Il giardino di Albert 04.04.2026, 17:00

  • Imago
Di: Red. giardino di Albert/Cesare Bernasconi 

Aprile segna l’inizio della stagione attiva per molte farfalle diurne: è il momento in cui le specie che hanno superato l’inverno da adulte tornano a volare e quelle ancora allo stadio larvale accelerano lo sviluppo. In realtà la comparsa di questi preziosi lepidotteri è già visibile a partire da metà febbraio. Ma è in questo periodo che la stagione di volo prende il via in modo più consistente. Non c’è un vero e proprio “termometro” che detta la ripartenza, ma un insieme di condizioni (luce, disponibilità di nettare, microclima) che riattivano i ritmi biologici interrotti da mesi. 

Ed è in queste settimane che, nelle radure dei boschi o nei parchi urbani, si osservano i primi movimenti di ali colorate: segnali discreti ma essenziali dell’arrivo della stagione calda. Questi primi avvistamenti sono preziosi: raccontano lo stato degli ecosistemi con una sensibilità che nessun sensore artificiale possiede. Le farfalle sono autentici indicatori fenologici: organismi capaci di trasformare il paesaggio in un grafico vivente, mostrando se la primavera è in anticipo, in ritardo o instabile. Questa informazione, apparentemente minima per molti profani, è in realtà fondamentale per chi studia la biodiversità, il cambiamento climatico o le dinamiche degli habitat.

La Vanessa atalanta è una delle prime a ripartire tra le specie che svernano da adulte

La Vanessa atalanta è una delle prime a ripartire tra le specie che svernano da adulte

  • IMAGO / imagebroker

Vale la pena quindi menzionare alcuni tra gli studi più recenti e interessanti sull’argomento, dove la Svizzera si colloca di diritto come interlocutore scientifico di alto livello nel panorama internazionale.

Uno dei più vasti studi europei sull’argomento - condotto tra Francia, Germania e appunto in Svizzera - ha analizzato 1,5 milioni di osservazioni di 46 specie di farfalle, mostrando un anticipo sistematico dell’inizio della stagione di volo e, nelle regioni alpine, uno spostamento verso quote più elevate. È la dimostrazione quantitativa di un fenomeno percepito da anni ma mai misurato con tale precisione.

Apatura iris: una delle farfalle prese in considerazione per la parte svizzera dello studio internazionale

Apatura iris: una delle farfalle prese in considerazione per la parte svizzera dello studio internazionale

  • IMAGO / imagebroker

Non tutte le farfalle reagiscono allo stesso modo. Le specie montane, per esempio, sono costrette a inseguire condizioni adatte salendo svariate centinaia di metri di quota nel giro di pochi decenni. Ma l’altitudine non è infinita: oltre una certa soglia non c’è più spazio. Per questo motivo la ricerca svizzera sta concentrando i propri sforzi proprio sulle farfalle alpine, considerate fra gli indicatori più sensibili del clima che cambia.

In Svizzera, gruppi di ricerca dell’Università di Friburgo, di Losanna, del Politecnico di Zurigo e dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) avevano già sviluppato nel 2015 modelli predittivi ad altissima risoluzione (10–50 metri): strumenti capaci di rappresentare fedelmente microhabitat, pendenze, mosaici vegetali e interazioni tra farfalle e piante ospiti. I risultati hanno delineato scenari preoccupanti: entro il 2050 molte specie alpine rischiano di perdere gran parte del loro habitat, anche ipotizzando che riescano ad ampliare la propria dieta includendo piante imparentate a quelle di cui si nutrono abitualmente. Il ritmo del cambiamento climatico, insomma, supererebbe la capacità evolutiva delle specie.

sito delle ricerche tra i distretti di Aigle e Riviera-Pays-d'Enhaut: i punti corrispondono ai luoghi di campionamento delle farfalle (punti rossi) e della vegetazione (punti neri)

sito delle ricerche tra i distretti di Aigle e Riviera-Pays-d'Enhaut: i punti corrispondono ai luoghi di campionamento delle farfalle (punti rossi) e della vegetazione (punti neri)

  • copyright "Ecography 39(8): 796–804, 2016"

Mentre i modelli climatici tracciano gli scenari futuri, un’altra frontiera si sta aprendo: la genomica. Il genere Erebia, che popola le quote più fredde d’Europa, rappresenta un eccellente caso di studio. Le differenze genetiche tra specie morfologicamente simili sono spesso profonde, e potrebbero contenere indizi preziosi sulla loro capacità di adattarsi a condizioni estreme.

In questo campo, la Svizzera è all’avanguardia: l’Università di Neuchâtel, nell’ambito del progetto europeo Biodiversity Genomics Europe, ha recentemente sequenziato i genomi di 12 specie alpine di Erebia scoprendo variazioni cromosomiche sorprendenti. Il team neocastellano, guidato dalla ricercatrice Camille Cornet, ha fornito dati senza precedenti, fondamentali per capire quali specie sono già predisposte ad affrontare l’innalzamento delle temperature e quali, invece, rischiano condizioni critiche.

Il team dell'Università di Neuchâtel condotto da Camille Cornet

Il team dell'Università di Neuchâtel condotto da Camille Cornet

  • copyright Camille Cornet e Giorgi Iankoshvili

Le ricerche non riguardano solo le “montane”: anche le farfalle di pianura mostrano segnali di trasformazione. Uno studio preliminare – da prendere quindi per il momento con le pinze - basato sui dati del Biodiversity Monitoring Switzerland ha documentato una riduzione del 5,2% nella taglia media delle farfalle svizzere in appena due decenni. Parallelamente, le comunità diventano più omogenee: le specie specializzate diminuiscono, quelle generaliste aumentano. È un processo di semplificazione ecologica che comporta una perdita di complessità e di funzioni ecosistemiche.

Farfalla Gonepteryx rhamni - o Cedronella

Farfalla Gonepteryx rhamni - o Cedronella

  • IMAGO/blickwinkel

Insomma, se nei prossimi giorni avvisterete alcuni di questi meravigliosi insetti, sappiate che non sono soltanto delle belle creature colorate in movimento, ma “strumenti” per anticipare gli scenari futuri. I grandi studi transfrontalieri sulla fenologia, le simulazioni climatiche ad alta risoluzione e le nuove indagini genomiche alpine convergono nell’indicare una tendenza chiara: le farfalle stanno cambiando rapidamente. E questo cambiamento, una specie alla volta, ci aiuta a comprendere come gli ecosistemi si riorganizzano, quali specie mostrano flessibilità e quali invece affrontano soglie critiche.

Le farfalle, in fondo, ci invitano a guardare il paesaggio non come uno sfondo immobile, ma come un sistema sensibile, un mosaico dinamico in cui ogni battito d’ali contiene una traccia di ciò che sta accadendo e di ciò che accadrà.

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