Il Ginkgo (Ginkgo biloba L.) è un albero che sfida il tempo. Sopravvissuto pressoché invariato per oltre 200 milioni di anni, è considerato l’ultimo rappresentante vivente di un gruppo vegetale un tempo vasto. La sua storia biologica e culturale lo rende uno degli organismi più affascinanti del pianeta: “un fossile vivente”, così ce lo ricorda Sandy Altermatt di Neo. È un simbolo di resilienza e, non a caso, è l’“albero della memoria”.

Neo, Vanishing Trees
Il Quotidiano 28.03.2026, 19:00
Cominciamo dalla scelta del titolo. L’articolo esce durante la Settimana Santa, in pieno clima pasquale e tirare in ballo le uova sembra un pretesto narrativo per collegarci all’attualità. Invece, il paragone, dal punto di vista scientifico, è perfettamente calzante. Infatti, una delle particolarità del ginkgo è quella di produrre degli ovuli. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, il ginkgo è una pianta dioica come, per esempio, il tasso, i salici e l’alloro; il che significa che esistono individui maschili separati da quelli femminili. La femmina di ginkgo produce in primavera degli ovuli nudi, generati da foglie ovulifere, non avvolti in strutture protettive che caratterizzano i frutti delle piante superiori. Gli ovuli maturi sono avvolti da un rivestimento carnoso giallastro, ricco di acidi butirrico e caproico: da qui il caratteristico odore rancido che si sprigiona quando cadono al suolo. Questa particolare forma degli ovuli ha portato alcuni botanici e divulgatori a descrivere il Ginkgo come un “albero che depone le uova”. Naturalmente si tratta di una metafora, ma rende bene la peculiarità del suo ciclo riproduttivo: più simile a quello di antiche piante pre‑angiosperme che a quello degli alberi moderni.

Gli ovuli di ginkgo come appaiono sulla pianta madre a fine estate
Una fecondazione sorprendentemente “antica”
La fecondazione nel Ginkgo biloba è un vero viaggio nel tempo che conserva tratti primitivi, tipici delle piante del Mesozoico. È mediata da spermatozoi che ricordano quelli delle felci e di altre piante primitive: sono mobili, provvisti di flagelli. Una rarità assoluta tra le piante arboree moderne.
Il processo è affascinante:
L’albero maschio rilascia grandi quantità di polline, che raggiunge l’ovulo femminile tramite il vento.
All’interno dell’ovulo, il polline germina e libera spermatozoidi flagellati, che nuotano verso la cellula uovo.
La fecondazione avviene generalmente dopo che l’ovulo è caduto a terra, anche 4-7 mesi dopo l’impollinazione, un fenomeno quasi unico nel mondo vegetale.
Una volta fecondato, l’ovulo sviluppa un embrione e diventa un seme vero e proprio, pronto a germinare.
Una rarità botanica: l’unico sopravvissuto del suo lignaggio
Dal punto di vista botanico il ginkgo appartiene alle gimnosperme, ma non è direttamente imparentato né con le conifere né con latifoglie. Originario della Cina, oggi, grazie all’essere umano, il Ginkgo biloba è diffuso in tutto il mondo e sovente viene utilizzato nelle alberature cittadine perché è molto resistente agli agenti inquinanti. Invece, la sua presenza in natura è oramai estremamente rara. Per secoli si è ritenuto estinto allo stato selvatico; solo nel XX secolo alcuni ricercatori hanno individuato popolazioni spontanee nelle montagne della Cina sud‑occidentale. Anche se questa presenza ritenuta spontanea è controversa perché potrebbe trattarsi di individui primariamente coltivati dall’uomo. La sua rarità non dipende da fragilità biologica, bensì dai cambiamenti climatici e ambientali che hanno progressivamente cancellato le condizioni ideali in cui prosperava.

Il ginkgo viene piantato in citta perché è resistente all'inquinamento, ma anche per il suo grande effetto decorativo in autunno
Il Ginkgo odierno discende da una lunga serie di eventi evolutivi che hanno portato all’estinzione di ogni suo parente. È, letteralmente, un superstite solitario di un mondo botanico scomparso: una sola specie di ginkgo in un solo genere, una sola famiglia in un solo ordine.
Perché è definito un “fossile vivente”
Il termine “fossile vivente” si usa per indicare organismi rimasti morfologicamente quasi invariati per immense scale di tempo. Nel caso del Ginkgo biloba, il confronto tra esemplari attuali e fossili di 200 milioni di anni fa, appartenenti allo stesso genere Ginkgo sp., mostra una somiglianza impressionante nelle foglie a ventaglio e nelle strutture riproduttive.
Questo significa che:
la specie ha attraversato indenne l’estinzione dei dinosauri,
ha resistito a glaciazioni e rivoluzioni climatiche,
si è mantenuta praticamente identica mentre attorno a lei si evolveva la flora moderna.
È una testimonianza vivente dell’evoluzione, un ponte diretto tra il presente e il Mesozoico di oltre 200 milioni di anni fa.
L’albero della memoria
Il Ginkgo è noto anche come “albero della memoria”, un nome legato a due dimensioni:
1. La memoria collettiva e culturale
Il Ginkgo è un simbolo di resilienza per molte culture orientali. Famoso è il caso degli alberi sopravvissuti all’esplosione atomica di Hiroshima nel 1945: pur trovandosi a poche centinaia di metri dall’epicentro, alcuni esemplari germogliarono di nuovo l’anno successivo. Da allora rappresentano la capacità della vita di rinascere, entrando profondamente nella memoria storica dell’umanità.

Il Monumento alla pace dei bambini di Hiroshima è attorniato da molte piante di ginkgo, qui nella loro splendida veste autunnale
2. La memoria biologica e fitoterapica
Da secoli le foglie di Ginkgo sono impiegate nella medicina tradizionale e fitoterapica. Contengono flavonoidi e terpenoidi che, secondo numerosi studi, possono contribuire alla circolazione cerebrale e al metabolismo neuronale. Sebbene, scientificamente, i risultati degli studi effettuati su alcune applicazioni siano controversi, questi effetti hanno portato a collegare la pianta al mantenimento della memoria e delle funzioni cognitive.

le foglie di ginkgo, tipicamente a forma di ventaglio bilobato, vengono essiccate e ridotte in polvere per produrre pastiglie e infusi destinati alle applicazioni fitoterapiche
Insomma, il Ginkgo biloba è molto più di un albero antico: è una storia vivente di adattamento, una prova della resilienza della natura e un simbolo culturale potentissimo. Il suo ciclo riproduttivo quasi preistorico, la sua rarità e la sua presenza immutata attraverso ere geologiche lo rendono una creatura unica.










