Una piazza centrale, un negozio, un giardino e spazi per socializzare: il Juradorf di Wiedlisbach, nel canton Berna, ospita 83 persone. L’area è circondata da recinzioni e muri per evitare che i residenti, affetti da demenza, possano allontanarsi.
Gli ospiti vivono in appartamenti condivisi, in gruppi di otto. Sulle porte delle stanze, una loro fotografia li aiuta a orientarsi. In ogni unità ci sono uno spazio comune, una cucina e un’operatrice sociosanitaria che assiste i residenti nelle attività quotidiane, dalla preparazione dei pasti al riordino della biancheria.
Il reportage del 19h30 (RTS, 31.05.2026)
Libertà di movimento
“A volte non ricordo cosa abbiamo mangiato” racconta Ursula, 80 anni. Dopo una vita trascorsa tra la Svizzera, Parigi e la California, si è trasferita nel Juradorf.
Qui le porte degli appartamenti restano sempre aperte e gli abitanti possono muoversi liberamente. “Quando nelle persone affette da demenza insorge agitazione, spesso è legata al bisogno di muoversi. Se possono farlo liberamente, tendono a calmarsi da sole. In questo modo si riduce anche il ricorso ai sedativi” spiega Dina Leuenberger, operatrice sociosanitaria.
Modello ispirato ai Paesi Bassi
Aperto nel 2022, questo villaggio si ispira a un modello nato nei Paesi Bassi. Ma si tratta di ricreare un ambiente di vita normale o di costruire una realtà artificiale?
Per la direttrice della struttura, Karin Moser, non vi sono problemi etici. “Applichiamo il principio della normalità. Mettiamo in atto solo elementi reali” sottolinea, precisando ad esempio che non esiste una fermata dell’autobus “perché non avrebbe alcun senso: qui non passerà mai nessun bus”.
Non esistono ancora studi sugli effetti terapeutici di questi villaggi per persone con demenza. Per il personale curante, tuttavia, i benefici sono concreti.







