Intervista

Quasi 20’000 marinai bloccati nello stretto di Hormuz

La paralisi del traffico marittimo lascia molti equipaggi senza acqua, beni essenziali o possibilità di tornare a casa

  • 2 ore fa
  • 40 minuti fa
Le condizioni a bordo variano parecchio a seconda delle navi e degli armatori

Le condizioni a bordo variano parecchio a seconda delle navi e degli armatori

  • Keystone
Di: Anne Fournier, Renaud Malik (RTS), articolo originale - sf, adattamento web

Lo stretto di Hormuz è paralizzato da due blocchi simultanei, uno iraniano e l’altro statunitense, che hanno conseguenze sull’economia, ma anche sulla vita di circa 20’000 marinai, bloccati a bordo di navi che non possono più riprendere il mare.

Le loro condizioni di vita variano notevolmente a seconda delle navi e degli armatori, spiega Livia Spera, segretaria generale della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti, ai microfoni di RTS. Se alcuni equipaggi ricevono beni di prima necessità, “esistono molte navi sulle quali si registrano problemi seri, in particolare la mancanza di acqua, di energia e di altri beni essenziali” precisa.

Sostiene che possono difficilmente contare sull’aiuto dei Paesi vicini, anche a causa delle restrizioni sui visti: “Alcuni Stati hanno bloccato il rilascio dei visti e, per transitare o lasciare la regione, i marinai hanno bisogno di documenti validi”.

L’intervista a Livia Spera (Forum, RTS, 15.04.2026)

Standard molto diversi a seconda delle flotte

In generale, la responsabilità dell’evacuazione degli equipaggi ricade in larga misura sugli armatori, ma quelli che già in tempi normali non rispettano le regole lasciano il proprio personale in situazioni ancora più critiche. “La situazione è già drammatica per alcuni marinai”, in particolare quelli “della flotta russa, ma anche di altre. Per loro le condizioni sono già critiche in tempo di pace, oggi diventano ancora più drammatiche” avverte Spera.

La segretaria generale sottolinea che la federazione sta organizzando la partenza dei marinai che desiderano lasciare la zona, “anche se è molto complicato”.

Secondo Spera, alcuni equipaggi beneficiano di accordi negoziati, compensazioni finanziarie e procedure che permettono il rimpatrio, mentre altri, imbarcati su navi con standard più bassi, si ritrovano “in condizioni molto degradate, con numerosi problemi a bordo”.

Per gli equipaggi bloccati su navi coperte dagli accordi firmati dalla federazione internazionale è previsto un salario “pari al doppio di quello normale”. E “se vogliono partire, possono anche beneficiare di compensazioni” aggiunge Spera.

Una crisi per un settore già in difficoltà

Per quanto riguarda l’esaurimento espresso da alcuni marinai che stanno valutando di lasciare la professione, Livia Spera ricorda che il settore soffre di una grave carenza di personale e fatica a trattenere gli equipaggi.

“Da decenni c’è una mancanza drammatica di effettivi […] sempre meno marinai europei e sempre più marinai asiatici. È una vita complicata, una vita dura: spesso restano lontani da casa per diversi mesi. E quando, in situazioni di crisi, non vengono protetti, questo non contribuisce certo a migliorare l’immagine del mestiere” conclude.

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