Incontrare una persona con un grande sogno in un posto dove tutti gli altri di sogni non ne hanno più, è una buona notizia. In Iraq, ti imbatti in ragazzi di vent’anni che ti dicono di non avere più un futuro. Non di "non vederlo": di non averlo. È dura da digerire, questa frase. Chi è fuggito dallo "stato islamico" (scritto minuscolo, di nuovo: che stato è? È una finzione) trovando rifugio nell’Iraq del nord, dentro tende o scheletri di costruzioni non terminate, cemento e basta, non crede che un giorno potrà tornare a casa. È un diritto, non dovrebbe essere un sogno.
Younes Mohammad, invece, ha un sogno. E' curdo, ha una famiglia e lavora con i giornalisti che arrivano nel suo Paese e hanno bisogno di tutto: traduzioni, storie forti, contatti. Younes ha iniziato a fotografare qualche anno fa: i suoi scatti sono bellissimi. Ha uno sguardo diverso sul mondo, quello difficile che ha davanti agli occhi ogni giorno.
Le fotografie
Gli avevo proposto di farci un giro insieme. Si era presentato con un taxi. "Ma come, fai il taxista?", gli avevo chiesto. Mi aveva risposto che in realtà non ha bisogno di questo lavoro. Si è comprato un taxi perché non c’è come fare il taxista per scoprire storie sempre nuove. Da fotografare.
Gianluca Grossi




