Le acque scure del Rio Negro diventano color caramello sulla battigia di São José do Topé. Da un piccolo molo di legno, tre bambini si tuffano schiamazzando. Un ripido passaggio tra la foresta conduce su un balcone naturale, a strapiombo sul grande fiume. I grattacieli di Manaus si intravedono sullo sfondo. Qui vivono i 35 indios che adesso danzano con gli abiti tradizionali davanti a un gruppetto di americani, tedeschi e giapponesi. Il rituale antico finisce intrappolato nei pixel di un Ipad. Gli amuleti e le piume magiche passano dalle mani laboriose degli indigeni a quelle frettolose dei turisti per una manciata di reais. Le guide spiegano in inglese che sì, questi indios sono autentici. Che strumenti musicali e costumi sono originali. Che questo è il contatto vero con i “primitivi”, come li chiama una sprovveduta turista americana incontrata lì. No. Non è così. Bisogna ascoltare lo sciamano Raimundo Kissibi Kumu, un ometto alto poco più di un metro e cinquanta. Questo guaritore tradizionale racconta la cosmogonia dei Dessana, la sua tribù. Montagne sacre, fiumi, cascate, spiriti e una natura che tutto plasma. Ma spiega pure che per lui e la sua gente non c’è alternativa: esibirsi davanti allo smartphone dei turisti è l’unica possibilità per sopravvivere.
Emiliano Bos (Cafè do Brasil del 24/06/2014, La2)
Lo sciamano di Sao José do Topé
RSI Info 30.06.2014, 18:09





