Pascal Saint-Amans, direttore delle questioni fiscali dell'OCSE, è scettico quanto al controllo dell'applicazione degli accordi detti Rubik che la Svizzera ha concluso con la Germania, la Gran Bretagna e l'Austria, ma li considera comunque un «sostanziale» passo avanti.
I tassi di imposizione previsti dagli accordi sono «significativi» e corrispondono a quelli praticati nei paesi partner, ha dichiarato Saint-Amans in un'intervista a «Le Matin». È pero scettico sulle possibilità di controllare l'applicazione degli accordi. «E ci si può chiedere se il ruolo di un banchiere è di riscuotere le imposte per un fisco estero», aggiunge.
"Nessuna pressione per cambiare lo standard"
L'obiettivo dell'OCSE non è lo scambio automatico di informazioni, ha assicurato. L'organizzazione vuole che venga applicato lo standard, vale a dire lo scambio di dati su richiesta. L'OCSE è anche pronta ad assistere gli Stati che vogliono applicare lo scambio automatico di informazioni, ma solo se lo richiedono. «Non c'è e non ci sarà nessuna pressione da parte dell'OCSE per cambiare lo standard», precisa Saint-Amans.
A suo avviso, è inoltre sbagliato credere che la Confederazione sia diventata un capro espiatorio. Tutti i paesi sono interessati da queste norme. «La Svizzera ha fatto enormi progressi, anche se deve farne ancora».





