Il Consiglio federale ha adottato una soluzione legislativa nella vertenza con gli Stati Uniti in ambito fiscale in base alla quale le banche elvetiche vengono autorizzate a collaborare con le autorità americane. A questo scopo le Camere sono chiamate, nel messaggio adottato oggi dal governo, a modificare le norme in vigore a partire già dalla sessione di giugno.
Le stesse banche dovranno però siglare delle convenzioni a tutela dei dipendenti indagati dalle autorità fiscali americane per aver aiutato contribuenti di quel paese a evadere le imposte (un fondo è stato creato per assicurare protezione giuridica e indennizzare il personale coinvolto).
Norme svizzere compatibili con la proposta statunitense
In concreto i correttivi normativi avranno validità per un periodo di un anno e consentiranno agli istituti elvetici indagati oltre oceano, che aderiranno al programma unilaterale avanzato dagli USA, di non contravvenire al diritto svizzero. Si tratta di un’intesa “sui generis” poiché tecnicamente Berna si limita infatti ad aderire a una proposta fatta dal Dipartimento di giustizia statunitense alle banche svizzere indagate, correggendo peraltro transitoriamente il proprio ordinamento giuridico.
In questo senso la trasmissione di dati personali da parte di una banca al fisco statunitense non è illegale (e non può quindi essere contrastata da un giudice elvetico) se giustificata da un interesse pubblico preponderante o da una disposizione legale, specifica il messaggio.
L’intesa consentirà comunque agli istituti elvetici di sanare la loro posizione nei confronti del fisco e di regolare su basi normative chiare e solide i loro rapporti con Washington. Le banche potranno segnalare i dettagli dei loro rapporti con clienti statunitensi e quelli relativi a persone coinvolte in attività riguardanti gli Stati Uniti.
Washington impaziente
L’accelerazione impressa da Berna risponde alle crescenti sollecitazioni giunte da Washington che non intendeva prolungare i termini della controversia. Per i due paesi si tratta di porre fine alla vertenza che ha visto contrapposte quattordici banche svizzere con le autorità americane (in realtà il programma è valido anche per gli eventuali altri istituti contro i quali non è stata ancora mossa un'accusa formale).
Widmer-Schlumpf, "nessuna multa"
La Svizzera non ha firmato accordi ma si è limitata a partecipare alle discussioni concernenti il programma offerto da Washington, ha spiegato Eveline Widmer-Schlumpf. La soluzione trovata per superare la vertenza fiscale con gli Stati Uniti prevede che ogni banca scelga se prendere parte al programma o meno. La partecipazione è individuale e facoltativa, ma non negoziabile, ha continuato la consigliera federale grigionese. La responsabile del Dipartimento federale delle finanze non ha voluto svelare altri dettagli in merito, così come convenuto con Washington.
In ogni caso, a suo giudizio, si tratta di un'intesa buona e pragmatica, che dovrebbe permettere di archiviare definitivamente la faccenda e "di riportare un po’ di calma al settore finanziario”. La direttrice del DFF ha inoltre smentito le indiscrezioni di stampa della vigilia, secondo le quali vi sarebbe stata anche una multa tra i 7 e i 10 miliardi di dollari a carico delle banche indagate per regolarizzare la loro situazione.
ats/red
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Al Dipartimento di giustizia
Al Dipartimento di giustizia statunitense le banche elvetiche saranno autorizzate a fornire i dettagli su chiusure e trasferimenti di conti bancari e quelli inerenti al personale “che ha organizzato, gestito e sorvegliato” determinate operazioni bancarie. Potranno essere trasmessi anche i particolari delle terze persone coinvolte in attività finanziarie di contribuenti statunitensi. Non vengono invece contemplate nella proposta americana comunicazioni sui dati dei clienti e quelle sui conti, per le quali valgono le normali disposizioni contenute nelle convenzioni sulla doppia imposizione.







