La ministra delle finanze elvetica risponde così alle accuse del presidente della SPD tedesca Sigmar Gabriel, che aveva accusato le banche elvetiche di agire come la "criminalità organizzata".
Sale di tono la polemica fiscale tra Berlino e Berna dopo le accuse lanciate ieri dal presidente della SPD tedesca, accuse alle quali Eveline Widmer-Schlumpf ha reagito in modo insolitamente stizzito, affermando che "quando l'autodenuncia è eretta a sistema con l'intimidazione, si è più vicini al crimine organizzato che al prelievo fiscale, una cosa inaccettabile".
Attacco frontale al ministro del Nordreno-Vestfalia
La presidente della Confederazione, in un'intervista pubblicata oggi da alcuni quotidiani della stampa romanda, ribalta così l'accusa di Gabriel sui politici dei Länder tedeschi, rei di aver acquistato CD rubati con i dati di presunti evasori. "Certi rappresentanti dei Länder sembrano preferire la via della coazione e della paura piuttosto di quella della legalità con un accordo che garantisca la giustizia fiscale", ha aggiunto la consigliera federale con un chiaro riferimento al suo omologo del Nordreno-Vestfalia Norbert Walter-Borjans - il nemico numero uno del trattato fiscale con la Svizzera - che negli scorsi giorni aveva ribadito di voler comprare altri supporti digitali contenenti dati sottratti alle banche elvetiche.
Nessuna alternativa sui dati inviati agli USA
Eveline Widmer-Schlumpf si è anche espressa sull'invio, da parte degli istituti finanziari ma con l'autorizzazione del Governo, dei nomi di loro dipendenti alla giustizia statunitense. "Qual era l'alternativa? Cosa sarebbe successo se avessimo vietato alle banche di cooperare? I dipendenti degli istituti avrebbero anche potuto essere arrestati ovunque nel mondo, senza nemmeno sapere che erano il bersaglio della giustizia americana". Secondo la ministra, in caso di rifiuto il Consiglio federale correva il rischio che posti di lavoro fossero distrutti.
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