Economia e Finanza

Lo showcase dei paesi emergenti

Non solo forum, Davos come piattaforma di "fundraising"

  • 24.01.2013, 10:54
  • 4 maggio, 12:46
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Discorsi sui massimi sistemi dell'economia. Previsioni sull'anno a venire. Appelli politici, rassicurazioni. Sono questi gli ingredienti del World Economic Forum almeno per come appare al pubblico, sui giornali, nei programmi televisivi.

Ma basta camminare per le strade di Davos per capire che c'è dell'altro. Che ad attrarre sulle Alpi grigionesi migliaia di capi d'impresa non è né l'aria fine né l'incantevole paesaggio.

Davos, terreno fertile per i paesi emergenti

Qui si fanno affari o almeno si intrecciano i rapporti giusti per farli. E a cogliere l'occasione di mostrarsi nella prestigiosa vetrina di Davos sono soprattutto i paesi emergenti. E così all'entrata del palazzo dei congressi c'è un manifesto gigante che inviata ad investire in Malaysia (terra dalle opportunità infinite, si legge).
I bus pubblici portano in giro per Davos un pezzetto di Azerbajan, qui rappresentato dal suo presidente, che ammette: vogliamo spiegare agli investitori i vantaggi del nostro Paese.

Obiettivo raccolta fondi

Ma anche dei giganti come la Russia a Davos sono in missione "fundrising": vicino alla stazione Mosca ha fatto costruire un capannone per ricevere gli ospiti. Poco lontano campeggiano i cartelloni della banca di stato Srebank, il cui CEO afferma: dobbiamo fare le riforme necessarie per attirare investitori a lungo termine. E dove trovarli se non fra i 1500 manager presenti al WEF?

Pietro Bernaschina, inviato a Davos per il TG

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