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TERREMOTO IN VENEZUELA

“Ero scioccata per quello che stava succedendo”

La testimonianza alla RSI di una cittadina venezuelana che si trovava a Caracas durante le scosse di mercoledì

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La bandiera venezuelana nelle macerie

La bandiera venezuelana nelle macerie

  • Keystone
Di: Sofia Pelosi, Alice Caldelari 

“Ero in camera da letto e tutto ha cominciato a muoversi”, racconta alla RSI Anna Maria Romano, cittadina venezuelana. Risiede a Valencia, in Venezuela, ma nel momento del terremoto di mercoledì si trovava a Caracas, in visita dalla famiglia.

Due scosse a breve distanza

Le scosse sono state due, a breve distanza una dall’altra. La prima di magnitudo 7.1, la seconda di 7.5. Inizialmente, racconta Anna Maria, “sembrava una cosa passeggera ma poi è arrivata la scossa forte”.

Nel momento in cui la terra ha cominciato a tremare, si trovava in camera da letto. “Ho cominciato a camminare verso la cucina perché mia nonna e i miei genitori erano lì, ma non riuscivo perché il movimento era forte”.

L’appartamento dove si trovava insieme ai familiari non ha subito danni. Tuttavia, lo spavento è stato forte. “Vedevo la mia famiglia sotto al tavolo della cucina, erano abbracciati. Li guardavo ed ero scioccata per tutto quello che stava succedendo”.

Le zone più colpite

Appena possibile, Anna Maria e la sua famiglia sono riusciti a uscire dall’edificio. “Le persone dicevano che in altre zone stavano cadendo i palazzi”. Le aree più colpite vanno da Miranda alla Guaira fino alla capitale Caracas.  

Pochi minuti dopo l’evento sismico, le comunicazioni si sono interrotte. Dopo tre ore dal disastro, la presidente ad interim, Delcy Rodriguez, dalla televisione pubblica ha parlato alla popolazione annunciando lo stato di emergenza.

Terremoto in Venezuela

Gli aiuti internazionali

Poi sono arrivati gli aiuti dall’estero per prestare soccorso. Almeno 17 Paesi con squadre di soccorritori, Svizzera compresa, sono giunti in Venezuela. “Hanno portato aiuti ma servono anche per comunicare al mondo la situazione che c’è qui”, dice Anna Maria.

La popolazione, tuttavia, lamenta l’assenza dello Stato negli interventi. Molto ricade sui volontari, insufficientemente equipaggiati. In alcune aree particolarmente colpite dal sisma, ad alcuni volontari è stata rifiutata la possibilità di contribuire.

“Qui il Governo non accetta l’aiuto internazionale in forma semplice. C’è come un ostacolo nel far entrare le persone che vogliono aiutare”, conclude Anna Maria. La sensazione che prova è quella di sentirsi dimenticati.

L’allarme di Amnesty

La segretaria generale Agnès Callamard, venerdì, ha espresso solidarietà al popolo venezuelano ma ha avvertito: “Ora c’è il rischio di aggravare ulteriormente una crisi dei diritti umani e un’emergenza umanitaria già gravi e prolungate, di cui il popolo venezuelano soffre da oltre un decennio. Il sistema sanitario del Paese è stato decimato”.

L’organizzazione denuncia la carenza di informazioni ufficiali e sollecita la diffusione di dati credibili sui dispersi e sulle vittime. Inoltre, esige la rimozione della censura sulla stampa e sulle reti sociali, oltre all’abrogazione della legge contro le organizzazioni non governative, per permettere soccorsi tempestivi e senza ostacoli.

Ora Anna Maria è tornata a casa, a Valencia, ma continua a seguire la situazione a Caracas. “Ci sono tantissime persone che hanno perso la casa e la famiglia”, racconta. Molti sfollati stanno trovando riparo nei parchi e negli spazi aperti della città.

Dopo i terremoti in Venezuela, a Caracas le persone rimaste senza casa si sono accampate nei parchi

Dopo i terremoti in Venezuela, a Caracas le persone rimaste senza casa si sono accampate nei parchi

  • Keystone

Ad ogni modo, “il venezuelano è una persona forte ed è impressionante quanto sta facendo il popolo. Qui a Valencia è stato creato un centro dove si possono trovare vestiti e cibo. Sono al lavoro più di 500 persone. Siamo forti”, conclude.

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