Il primo ministro giapponese Shinzo Abe si è recato al santuario Yasukuni, provocando la collera di Cina e Corea del Sud che vedono nel luogo di culto il simbolo delle atrocità subite in passato per mano dell’esercito nipponico.
È considerato particolarmente grave il fatto che la visita, come quella di Koizumi nel 2006, è stata fatta in veste ufficiale.
Il premier conservatore ha detto di voler mostrare “determinazione affinché nessuno soffra più per la guerra” ed ha assicurato di non voler ferire i sentimenti delle nazioni vicine. Ma le rassicurazioni non bastano e il ministro degli affari esteri cinesi e il ministro della cultura coreano hanno espresso la loro indignazione.
afp/ats/ZZ
Il santuario di Yasukuni
Nel santuario Yasukuni sono onorate le anime dei 2,5 milioni di militari morti combattendo per l'imperatore. Fra questi, però, si trovano anche, dal 1978, i nomi di 14 criminali di guerra, condannati nel 1945 dagli alleati. Agli occhi dei vicini, le visite ufficiali al luogo di culto shintoista vogliono sottolineare come il paese del Sol levante non si sia affatto pentito delle molte atrocità compiute durante la guerra, dal massacro di Nanchino al sistema di prostituzione organizzato in seno alle forze armate giapponesi all’epoca dell’ultimo conflitto mondiale.
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La corrispondenza di Alessandro Libri
RSI Info 26.12.2013, 13:36
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