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Aborto: reti messicane di aiuto, anche per le statunitensi

Anni di esperienza in un Paese che a lungo ha proibito l’aborto hanno fatto crescere reti di supporto per donne di ogni nazionalità

  • 1 marzo, 21:38
  • 1 marzo, 21:38
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Messico: turismo dell'aborto

Telegiornale 01.03.2024, 20:00

Di: Laura Daverio

Incessanti lotte femministe hanno condotto a un momento storico per il Messico il 6 settembre 2023, quando la Corte Suprema ha decriminalizzato l’aborto in tutto il Paese. Prima di questa data, solo 12 dei 32 stati messicani lo avevano già fatto.

Per lungo tempo, l’accesso all’aborto sicuro è stato negato in tutto il Paese, fino al 2007, quando Città del Messico decriminalizzò la procedura, rendendola disponibile nelle sue cliniche. Tuttavia, era necessario raggiungere la capitale, un problema per chi era indigente, mentre le donne benestanti riuscivano a viaggiare negli Stati Uniti per abortire.

In risposta a questa situazione, i collettivi di donne si sono organizzati per fornire supporto in tutto il Paese, inizialmente organizzando viaggi nella capitale dove l’aborto poteva avvenire in maniera sicura e senza ripercussioni penali. Questa soluzione, costosa, è stata gradualmente sostituita dall’aborto farmacologico, che può essere eseguito ovunque.

Nonostante la decisione della Corte Suprema, i collettivi rimangono estremamente attivi, poiché molti Stati devono ancora legiferare sul diritto all’aborto e garantire i servizi medici in tutte le strutture pubbliche. Non solo le donne messicane trovano aiuto in questi collettivi, ma anche le numerose donne migranti che attraversano o soggiornano nel Paese in attesa di varcare il confine con gli Stati Uniti.

La mancanza di conoscenza dei loro diritti, la paura di muoversi liberamente, il pregiudizio e la barriera linguistica mettono le donne migranti in uno stato di estrema vulnerabilità. Inoltre, molte di loro sono state vittime di violenza sessuale, un motivo dietro a tante gravidanze non volute.

Un aiuto anche per le donne statunitensi

Dal giugno del 2022, i collettivi in Messico sono diventati una rete di supporto anche per le donne al di là del muro. La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di annullare la sentenza Roe vs Wade ha privato milioni di donne del diritto all’aborto. Di colpo, il Messico, con le sue reti ben consolidate, è diventato un’opzione per coloro che cercavano aiuto, non più disponibile negli Stati Uniti.

Le donne statunitensi già viaggiavano in Messico per ottenere medicinali abortivi che qui si vendono senza prescrizione medica e a una frazione del costo. Ma l’annullamento di Roe vs Wade ha portato alla chiusura improvvisa di cliniche e all’abbandono di donne in ogni condizione.

Alcune di loro scelgono di viaggiare in Messico per acquistare i medicinali, mentre altre richiedono l’invio dei medicinali a casa, con il supporto di un servizio di accompagnamento telefonico. Nel frattempo sono cresciute nuove reti di supporto anche negli Stati Uniti, spesso in collaborazione con quelle messicane.

Negli Stati Uniti un secondo caso potrebbe limitare l’accesso proprio all’aborto farmacologico. Nel dicembre scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annunciato che deciderà sull’accesso alla pillola abortiva mifepristone. Possibili limitazioni includono il numero di settimane di gestazione durante il quale una donna può assumere il farmaco, anche in Stati dove l’aborto rimane legale. Potrebbe essere esclusa anche la prescrizione via telemedicina o l’invio postale. Quando la decisione verrà annunciata, il Paese sarà in piena campagna elettorale.

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