La limitazione del traffico marittimo lungo lo Stretto di Hormuz – la tratta via mare che separa la penisola arabica dalle coste iraniane – è una delle modalità con cui l’Iran sta rispondendo agli attacchi aerei statunitensi e israeliani.
Hormuz sotto pressione: traffico navale quasi fermo dopo l’escalation
Dopo le prime restrizioni sulla circolazione navale avvenute tra il 28 febbraio e il 1° marzo, la Repubblica islamica – stando alle dichiarazioni del suo ministro degli esteri Abbas Aragchi – attualmente non ha intenzione di bloccare formalmente la via d’acqua.
Tuttavia, gran parte delle navi ha smesso di attraversare lo Stretto. Secondo le testate internazionali più autorevoli, 150 petroliere si trovano bloccate sul luogo: due di queste sarebbero state colpite dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, comunemente note come Pasdaran. Stando agli ultimi botta e risposta tra Teheran e Washington riportati da Bloomberg, un alto funzionario dei Pasdaran ha inoltre dichiarato alla televisione di Stato che le forze “daranno fuoco a qualsiasi nave tenti di attraversare lo stretto”.

cartina dello Stretto di Hormuz
Un punto di snodo per il settore energetico, il trasporto di merci e le rotte globali
La rotta - utilizzata soprattutto per l’esportazione di prodotti petroliferi e gassosi – è un punto cruciale per il commercio energetico globale. Da Hormuz passa oltre un quarto del petrolio mondiale (circa il 27%), e un quinto del gas naturale liquefatto, diventato fondamentale per il rifornimento energetico, dopo l’inizio del conflitto russo-ucraino. Il passaggio risulta essenziale anche a livello regionale, poiché consente il trasporto di merci verso il porto di Dubai e di Jebel Ali: due snodi centrali degli Emirati Arabi Uniti, per la ridistribuzione delle merci verso i Paesi vicini alla regione. A Jebel Ali, per esempio, le merci delle navi portacontainer vengono scaricate su navi più piccole dirette verso Paesi che vanno dall’Africa orientale all’India.
Quali sono le merci europee che invece transitano verso Hormuz? Automobili, macchinari e prodotti industriali provenienti dalla Germania. Dalla Francia arrivano soprattutto cereali e prodotti agricoli, cosmetici, prodotti di lusso e farmaceutici. L’Italia esporta prodotti agroalimentari, molto marmo e ceramiche. I Paesi Bassi esportano soprattutto agroalimentare. All’inverso invece – oltre al rifornimento di petrolio e gas – il Medio Oriente esporta alluminio primario, posizionandosi tra i principali fornitori del prodotto a livello mondiale. Con il prolungamento delle limitazioni sullo Stretto di Hormuz, tutte queste merci potrebbero subire ritardi e rincari sulle consegne.

Porto di Jebel Ali, negli Emirati Arabi Uniti.
I rialzi da record sui mercati dopo l’effetto Hormuz
Gli effetti delle limitazioni sullo Stretto di Hormuz non si sono fatti attendere. Secondo Brent – benchmark internazionale del petrolio – l’innalzamento dei prezzi sul greggio è arrivato al 7% (81 dollari al barile) lungo la giornata di lunedì. I prezzi del gas europeo sono invece aumentati fino al 32% martedì mattina. Secondo The Guardian, il tentativo israelo-statunitense di rovesciare il governo iraniano potrebbe quindi innescare una nuova ondata di pressioni che i governi e le banche centrali di tutto il mondo farebbero fatica a gestire. In Europa – dove le scorte energetiche sono già basse – un aumento sul prezzo del gas potrebbe portare a una nuova crisi energetica.
Gli esperti – precisa The Guardian – restano vigili sugli sviluppi della situazione, considerando tra gli scenari peggiori, quello di una chiusura totale della rotta marittima da parte della Repubblica islamica, con prezzi sul petrolio che potrebbero superare i 100 dollari al barile. Nonostante l’Unione europea non sia tra i primi clienti di greggio del Golfo, con un prolungamento delle limitazioni nello Stretto, potrebbe comunque risentire degli effetti dell’innalzamento dei prezzi.

Ripartizione del petrolio greggio e del gas condensato, trasportati attraverso la via d'acqua nel 2025, per destinazione. Dati di tracciamento delle navi raccolti da Bloomberg.










