Mondo

Ai piedi dei cowboys

In Texas nella bottega artigianale del “Michelangelo degli stivali da cowboy”

  • 16.03.2021, 12:31
  • 5 maggio, 11:37
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Nella bottega di Lee Miller, artista degli stivali da cowboy

RSI Info 16.03.2021, 12:08

  • RSI/MAssimiliano Herber
Di: Massimiliano Herber 

I convenevoli sono un po’ ruvidi. “Come mi chiamo? C’è scritto sull’insegna". E poi ancora, “Non sono un calzolaio, faccio stivali da cowboy”. Ho incontrato Lee Miller casualmente, mentre stavamo realizzando un servizio sull’addio alle misure di prevenzione anti-Covid in Texas.

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Texas apre tutto

Telegiornale 11.03.2021, 21:00

La sua bottega artigianale è un po’ discosta, non lontana dai negozi di stivali e cappelli da cowboy che punteggiano Congress Avenue, la via principale di Austin. Varcata la soglia della casa in legno, si ha l’impressione si apra un mondo. Terminata l’intervista su mascherine e affini, Lee inizia a parlare della sua passione. E la sua passione è la sua vita.

L'insegna all'esterno

L'insegna all'esterno

  • RSI/Massimiliano Herber

Si presenta come l’allievo di Charlie Dunn, mi mostra la sua fotografia che non dirada le nubi di chi è ignorante del personaggio e di tradizioni texane. Charlie Dunn, morto 95enne nel 1993 era considerato il “Michelangelo degli stivali da cowboy”. Un’istituzione. Jerry Jeff Walker, cantante country, altra leggenda texana scomparsa lo scorso anno, gli aveva dedicato una canzone.

Charlie, recita il testo, sa capire le persone “solo dando un’occhiata agli stivali che indossano”. Lee Miller fu il suo garzone da bottega dal 1977. Appena 19enne da lui apprese i segreti per fabbricare calzature in pelle e in cuoio che durano una vita “e che raccontano una vita”.

Lee Miller

Lee Miller

  • Texas Standard

Non si possono comprare online, sorride Lee. Per avere un paio di stivali così la lista di attesa è di quattro anni, ci prendiamo tutto il tempo necessario. Nell’atelier “Texas Traditions”, nascosto lungo College Avenue, lavorano solo lui e l’apprendista sellaio. Ci indica alcuni modelli, elenca i clienti più famosi – Peter Fonda, Harry Belafonte, Arnold Palmer, Tommy Lee Jones, Sting... – ci mostra il pellame e le forme delle piante dei piedi usate. È proprio la misurazione del piede, fatta certosinamente fino a sei volte, il segreto del successo di questi stivali che calzano come un guanto e che non solo nel grande Stato del sud sono considerati uno status symbol.

Nella bottega di Lee Miller

Quanto costano? Questi, mi dice mostrandone un paio con decorazioni di un pozzo di petrolio, vengono quattromila dollari. Riformulo la domanda nel timore di non aver capito. No, non mi ero sbagliato. Ma alcuni modelli partono da tremila dollari. Tra il pellame e il cuoio accumulato, mostra orgoglioso una pelle bovina ancora intatta. Viene dalla Russia, ha oltre 200 anni, mi spiega, mostrando la copia di un certificato e un libro. È il prezioso pellame salvato dal naufragio della Metta Catherina, un brigantino di 53 tonnellate, salpato da San Pietroburgo verso Genova nel 1786, inabissatosi al largo della Cornovaglia. Quanto rimasto nelle stive della nave fu recuperato nel 1973. Il pellame dello zar – a mollo nel fango dei fondali – rimase praticamente intatto. E integro rimane il pezzo di cuoio conciato appeso nello sgabuzzino. Perché non l’ho ancora usato? Aspetto il cliente giusto...

Ha avuto clienti come Peter Fonda, Harry Belafonte, Arnold Palmer, Tommy Lee Jones, Sting

Ha avuto clienti come Peter Fonda, Harry Belafonte, Arnold Palmer, Tommy Lee Jones, Sting

  • RSI/Massimiliano Herber

Curiosando tra stivali, ritagli di pelli e utensili da calzolaio, non si può non rimanere affascinati dal mondo evocato da questa tradizione artigianale. Intravedo un premio, “Bootmaker dell’anno 2016”, riconoscimento attribuito dall’Accademia dei “Western Artists”. C’è la polvere, la strada, le distese del Far West dietro a un paio di stivali da cowboy. Lee ne calza un paio consumati, ma non di rado capitano in Texas persone che ne indossano. Anche a Washington DC se ne vedono, ma la maggior parte delle volte li calzano deputati al Congresso texani o qualche uomo d’affari giunto nella capitale dallo stato della stella solitaria. Per un nanosecondo penso che acquistare un paio di stivali da cowboy sarebbe un must dopo una simile visita. Poi all’idea di un aspirante Tex Willer elvetico a spasso per Washington, accantono il pensiero e mi limito a godere dell’incontro fatto.

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