“Sono qui per sostenere Stephen, il primo in America che ha perso il suo show perché abbiamo un presidente che non sa stare allo scherzo”. Dopo 1’761 puntate e dodici anni di ospiti è stata la voce libera di Bruce Springsteen a commentare dal palco l’ultima volta del “The Late Show with Stephen Colbert”. Il conduttore, giovedì sera, ha ospitato anche Paul McCartney e si è goduto l’ultima ovazione dell’Ed Sullivan Theater di Manhattan a New York per uno show che è stato negli anni lo spettacolo di tarda serata con il rating più alto di spettatori anche per merito della satira graffiante del suo protagonista.
L'auspicio di un fan: "Tieni Colbert, licenzia Trump"
Tante le star e i VIP che nel tempo si sono seduti sul divanetto a fianco alla scrivania di Stephen Colbert, dalle stelle di Hollywood alle rockstar, dai presidenti in carica agli ex presidenti. Ma anche palazzinari candidati alla presidenza come Donald Trump, ospite dello show sulla CBS una sola volta, nel 2015, quando era ancora solo in corsa per le primarie repubblicane.
Malgrado il suo successo, il formato dello show è inesorabilmente rimasto vittima dei tempi che cambiano. Le abitudini dei telespettatori sono mutate, come pure il clima politico. E con Trump di nuovo alla Casa Bianca, anche i comici sono finiti nel mirino del presidente. L’annuncio della fine del “Late Show con Stephen Colbert” era stato dato dallo stesso comico il 17 luglio dell’anno scorso, tre giorni soltanto dopo che Colbert aveva definito la causa legale intentata da Trump contro Paramount, proprietaria di CBS, una “grossa, grassa mazzetta”. Paramount aveva pagato 16 milioni di dollari per tacitare il presidente che accusava la rete di aver manipolato un’intervista a Kamala Harris, allora candidata democratica, per farla apparire più convincente agli elettori.
L'ospite finale dello show è stato sir Paul McCartney
La chiusura del programma di Colbert è soltanto una coincidenza? Davvero difficile crederlo, soprattutto dopo le pressioni esercitate dalla Casa Bianca per far chiudere un altro late show, come si definisce l’intrattenimento di tarda serata, quello di Jimmy Kimmel su ABC. Quest’ultimo, in un monologo aveva tra l’altro definito la reazione di Trump per l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk quella di “un bambino di quattro anni che piange un pesciolino rosso”. Satira che aveva portato alla sospensione temporanea dello show da parte della rete ABC (gruppo Disney).
Alla fine nessun onore delle armi da parte di Trump per l’uscita di scena di Colbert. Al contrario il presidente, sul suo social Truth, ha manifestato tutta la sua soddisfazione: “Colbert ha finalmente smesso su CBS. Incredibile che abbia resistito così a lungo!”, e ancora: “Nessun talento, nessun pubblico, nessuna vita. Era come un morto. Si potrebbe prendere chiunque per strada, sarebbe migliore di questo perfetto idiota. Grazie a Dio se n’è finalmente andato!”.
Ma questa è l’America oggi, l’America dell’era Trump, era in cui le grandi corporation fanno di tutto per ingraziarsi il presidente. L’epoca in cui anche la satira finisce nel mirino della censura. Alla faccia della libertà di espressione e del primo emendamento.




