Mondo

Andy Burnham: “speranza” per il Regno Unito

Il nuovo premier britannico nel discorso d’insediamento promette unità e misure concrete sul costo della vita. Starmer lascia Downing Street

  • Ieri, 12:50
  • Ieri, 16:05
Andy Burnham
03:33

Andy Burnham diventa primo ministro britannico

Telegiornale 20.07.2026, 12:30

  • REUTERS/Kevin Coombs
Di: ATS/ANSA/joe.p. 

Ultimi preparativi per il cambio d’inquilino a Downing Street, dove oggi Andy Burnham, 56enne ex ministro ed ex sindaco di Manchester, eletto leader del Partito laburista, subentra anche nel ruolo di primo ministro all’impopolare Keir Starmer, dimissionario da giugno.

Il nuovo premier Andy Burnham con re Carlo III

Il nuovo premier Andy Burnham con re Carlo III

  • Keystone

Nel suo discorso d’insediamento dinanzi al portoncino di Number 10, previsto a metà giornata e anticipato in parte ai media, Burnham intende suggellare l’impegno a ridare “speranza” al Regno Unito, ma mettendo anche l’accento su “unità e stabilità”. Fra le sue priorità, quella di “dare respiro” ai tanti britannici in affanno per “il costo della vita” e d’introdurre misure tali da portare risultati “tangibili” in tempi rapidi alla gente comune.

Oltre alla promessa, comune a tutti i predecessori recenti, di ripristinare “la fiducia nella politica” sull’isola: non senza riconoscersi “acutamente consapevole” d’essere il settimo primo ministro in 10 anni in un Paese dove la stabilità di governo del passato appare un ricordo. Ancor di più dopo la Brexit.

Fra le sue prime iniziative fatte trapelare alla stampa, figurano l’immediata revoca del controverso piano di Starmer per l’introduzione di una carta d’identità digitale obbligatoria e un atteggiamento più ostile ai contratti pubblici con alcuni giganti dell’hi-tech come Palantir; ma anche la nomina di un viceministro ad hoc per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nonché misure sociali sul caro bollette e di rilancio del controllo pubblico su alcuni servizi essenziali (in una chiave apparentemente più progressista rispetto al suo predecessore), ma pure il via libera a nuove licenze di trivellazione di petrolio e gas nel Mare del Nord: iniziativa osteggiata dalla sinistra ecologista in nome degli impegni sul clima, quanto benvista da vari sindacati. Ed elogiata dal presidente USA, Donald Trump, che da mesi rivendicava d’averla sollecitata invano a Starmer.

L'addio di Keir Starmer

L'addio di Keir Starmer

  • REUTERS/Kevin Coombs

Starmer: lascio a Burnham un “Paese migliore”

“Il mio lavoro è stato fatto, lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa”. Lo ha detto Keir Starmer nel suo discorso di saluto alla nazione, subito prima di lasciare definitivamente Downing Street per recarsi da re Carlo III a formalizzare le sue dimissioni da premier e passare le consegne al compagno di partito Andy Burnham.

Starmer si è mostrato sorridente, al di là di qualche accento di commozione a tratti nella voce, uscendo dal portoncino al numero 10 mano nella mano con la moglie Victoria. Ha parlato in una mattinata di sole davanti a una piccola folla di familiari, fedelissimi e giornalisti che lo ha applaudito insistentemente.

Ha quindi rivendicato ancora una volta di aver risollevato il suo partito in sei anni da leader, dopo una sconfitta “disastrosa” alle elezioni del 2019. E ha nuovamente difeso il suo record di due anni di governo, evocando, la reputazione “internazionale” che afferma di aver restituito al Regno Unito. Non è mancato un riferimento al sostegno all’Ucraina in guerra con la Russia e alla certezza che “la nostra grande nazione” continuerà a stare al fianco di Kiev.

Sul fronte interno, ha parlato di un’economia tornata “a crescere”, invocando l’unità come fattore decisivo per completare il rilancio del Paese e garantire più giustizia sociale e più opportunità a tutti.

“Auguro ogni successo ad Andy Burnham, egli avrà il mio pieno sostegno”, ha infine rimarcato, ringraziando sua moglie, la sua famiglia, il suo team e tutto il Partito laburista. “La politica sarà sempre uno sport di squadra, ringrazio il popolo britannico per l’opportunità che mi ha dato di servirlo”, ha concluso, definendo questa opportunità “il più grande onore della mia vita”.

Larry a  10 Downing Street

Larry a 10 Downing Street

  • REUTERS/Jack Taylor

Il vecchio gatto Larry attende Burnham a Downing Street

È ancora una volta il vecchio gatto Larry, ben 19 anni compiuti, il protagonista più fotografato dell’attesa di un nuovo primo ministro britannico: il settimo in poco più di 10 anni post Brexit in un Paese nel quale la vecchia stabilità politica perduta sembra poter essere ormai ironicamente ricondotta solo a lui.

Il felino, acchiappa-topi ufficiale di Downing Street dal 2011 in avanti, è stato ritratto anche stamattina dai media davanti al portoncino al numero 10 di Downing Street, dove il laburista Keir Starmer si appresta a passare formalmente la mano al compagno di partito Andy Burnham. Un cambio della guardia a cui Larry assiste con il consueto distacco, stiracchiandosi in favore di telecamere.

Nel suoi ormai 15 anni di onorato servizio, iniziato quando a capo del governo c’era il conservatore David Cameron, il gatto di Number 10 ha visto avvicendarsi 5 primi ministri Tory (lo stesso Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak) e due laburisti (Starmer e ora Burnham). Continuando da parte sua a spadroneggiare nel suo ruolo: tanto più dopo il ritiro del rivale Palmerston, a lungo addetto allo stesso incarico nella vicina sede del ministero degli Estero, mandato alla fine in pensione con tutti gli onori nel 2020 dal Foreign Office in un ricovero per animali caraibico delle Bermuda. Dove si è spento - con tanto di annuncio ufficiale ai media - nel febbraio scorso.

immagine
02:41

Ritratto di Andy Burnham

Telegiornale 17.07.2026, 20:00

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare