Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito laburista britannico e da primo ministro in un atteso discorso alla nazione davanti al numero 10 di Downing Street.
Starmer - travolto dall’impopolarità e dal crollo di consensi anche all’interno del Labour - era arrivato al 10 di Downing Street nel luglio del 2024, ma si trovava da tempo sotto un’enorme pressione interna. La crisi ha subito un’accelerazione decisiva dopo la schiacciante vittoria di Andy Burnham - l’ex sindaco di Greater Manchester - nell’elezione suppletiva di Makerfield, un risultato che gli ha permesso di rientrare ufficialmente in Parlamento alla Camera dei Comuni.

Andy Burnham
Andy Burnham si candida
Ed il neo deputato, poco ore dopo l’annuncio di Starmer, ha confermato la propria candidatura alla leadership del Labour. “Keir ha reso un enorme servizio al nostro Paese e voglio ringraziarlo per la sua guida e dedizione in un periodo così difficile”, ha dichiarato l’esponente progressista, considerato come il grande favorito alla successione.
In un messaggio diffuso sui social, il 56enne Burnham, esponente riconducibile alla corrente della “soft left” progressista del Labour, già sindaco della grande Manchester per 9 anni e in precedenza ministro o ministro ombra sotto tutti i leader del partito prima di Starmer, ha reso l’onore delle armi di rito al premer dimissionario. “La sua decisione - ha scritto Burnham - segna l’inizio di una transizione ed è importante che questo processo sia condotto in modo ordinato e responsabile. Io farò la mia parte”.

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La rinuncia di Wes Streeting
Nel frattempo, l’ex ministro della Sanità Wes Streeting, esponente di quella che fu la corrente della destra blairiana nel Labour, ha dichiarato di rinunciare a correre per la leadership del partito di maggioranza dopo l’annuncio delle dimissioni del premier Keir Starmer, dando il suo endorsement ad Andy Burnham. Questo spiana di fatto la strada all’”incoronazione” solitaria di Burnham essendo, salvo sorprese, l’unico pretendente in lizza per la successione di Starmer. Streeting ha spiegato di aver “parlato a lungo con Andy negli ultimi giorni” e ha invitato tutti nel partito a sostenerlo.

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Starmer: il Paese è “più forte e più giusto”
Starmer oggi non ha fatto alcun riferimento alle critiche rivolte alla sua azione politica, a scandali come quello della nomina di lord Peter Mandelson (amico del faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein) ad ambasciatore negli Usa o alla batosta elettorale subita dal Labour alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso.
Ha invece esaltato quelli che ha presentato come i risultati positivi dei suoi 6 anni da leader e 2 da primo ministro, sostenendo d’aver ereditato nel 2020 (da Jeremy Corbyn, esponente della sinistra radicale) un partito “in bancarotta di consensi, politica e morale” e di avergli restituito credibilità sul piano “dell’economia, della difesa, della sicurezza nazionale” e del contrasto “dell’antisemitismo”.

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Ha quindi ricordato la vittoria alle elezioni politiche del 4 luglio 2024 (con una mega maggioranza non di voti ma di seggi resa possibile dal tracollo Tory, ndr) e il ritorno al potere dei laburisti “dopo 14 anni” di esecutivi conservatori e di “caos”: un approdo che “nessuno nel 2020 riteneva possibile”.
Quanto ai suoi due anni di governo, ha rivendicato asseriti progressi economici, una crescita “migliore dei nostri partner”, il calo delle liste d’attesa nella sanità pubblica, il lavoro per un Paese “più equo” e attento a tutti, il rilancio del ruolo del Regno Unito sulla scena internazionale con un atteggiamento di “dignità”, con “il sostegno all’Ucraina”, con il riavvicinamento ai “nostri alleati europei” a 10 anni dalla Brexit.
Si è infine detto convinto di lasciare a chi gli succederà “un Paese più forte e più giusto”. Non senza riconoscere tuttavia d’aver dovuto prendere atto dal Labour e dal suo gruppo parlamentari che essi non considerano più lui “il leader migliore” per guidare il partito alle prossime elezioni politiche “del 2029”.
Farage invoca le elezioni
Il leader del trumpiano Reform UK, Nigel Farage, ha chiesto di indire elezioni politiche nel Regno Unito dopo l’annuncio delle dimissioni di Starmer. “Reform invoca le elezioni e siamo pronti a portare un cambiamento radicale”, ha scritto Farage su X. E ancora: “Se il Labour pensa di poter piazzare un altro politico di professione al numero 10, si sbaglia di grosso”.
Starmer detta il calendario della successione
Starmer ha dichiarato di aver chiesto al Comitato esecutivo nazionale del Labour di fissare un calendario per la corsa alla leadership del partito, con apertura delle candidature il 9 luglio e chiusura il 16 luglio, prima della pausa estiva del Parlamento. In caso di sfida, il nuovo leader e premier sarebbe in carica entro la ripresa dei lavori di Westminster a settembre. Se invece Andy Burnham sarà l’unico candidato il passaggio di consegne al nuovo primo ministro avverrà già a metà luglio. Starmer ha detto che rimarrà in carica fino a quando non ci sarà un suo successore, precisando di aver avvertito re Carlo.
Sterlina vicina ai minimi del 2026
La sterlina viaggia intorno ai minimi del 2026 dopo le dimissioni, mentre i Gilts, i titoli di stato a 10 anni appaiono poco mossi con un rendimento del 4,85%. In lieve calo la Borsa di Londra dove l’indice Ftse 100 cede lo 0,02% in una giornata non brillante per le borse europee. La valuta britannica cala dello 0,4% nei confronti del dollaro a 1,318, vicina ai minimi di 1,3159 toccati a marzo. Verso l’euro segna 1,15.
I mercati attendono ora le mosse del possibile nuovo premier Andy Burnham sul fronte economico e della tenuta dei conti pubblici visto il già alto livello del debito del paese.
(Notizia aggiornata dopo l’annuncio di Burnham, ndr.)






