La decisione della Giunta per le elezioni del Senato, che ha proposto all’aula del Senato la decadenza di Silvio Berlusconi, “è frutto della volontà di eliminare per via giudiziaria l’avversario politico, ha commentato lo stesso Cavaliere, un paio d’ore dopo il pronunciamento commissionale. In una nota il leader del PDL ha parlato di “decisione indegna”, di “violazione dello stato di diritto” e di “ferita alla democrazia”.
I pretoriani difendono il capo
Giudizi ampiamente condivisi dai falchi del partito, a partire da Sandro Bondi per il quale non è possibile “assistere alla defenestrazione del presidente Silvio Berlusconi da parlamentare per mano di un partito, il PD, con il quale collaboriamo”. Per la pasionaria Daniela Santanché si tratta semplicemente di “un’infamia politica”.
Persa la prima battaglia i berlusconiani sperano di rifarsi nell’aula del Senato a metà mese. Nel plenum i numeri sono meno certi anche se in partenza PD, SEL, Scelta Civica e grillini godono di un’ampia maggioranza. Ma nel segreto dell’urna potrebbero spuntare diversi franchi tiratori, soprattutto tra coloro che intendono evitare un nuovo scossone per le sorti della legislatura.
Il nodo del voto segreto
Motivo per cui gli esponenti del centro-destra si sono affrettati a ricordare, confutando una proposta giunta dai banchi del Movimento 5 Stelle, che questo genere di decisioni vengono rigorosamente prese a scrutinio segreto. Ed è su questo aspetto, c’è da scommettere, che si concentrerà nelle prossime due settimane lo scontro politico.
ansa/web/spal
Il comunicato del cavaliere
La democrazia di un Paese si misura dal rispetto dalle norme fondamentali poste a tutela di ogni cittadino. Violando i principi della Convenzione Europea e della Corte Costituzionale sulla imparzialità dell'organo decidente e sulla irretroattività delle norme penali oggi sono venuti meno i principi basilari di uno stato di diritto. Quando si viola lo stato di diritto si colpisce al cuore la democrazia. Questa indegna decisione è stata frutto non della corretta applicazione di una legge ma della precisa volontà di eliminare per via giudiziaria un avversario politico che non si è riusciti ad eliminare nelle urne attraverso mezzi della democrazia.
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