Dalla caduta politica alla decadenza per via giudiziaria. Sconfitto sulla fiducia al governo Letta (impostagli dai dissidenti del suo partito: una “prima” assoluta, una svolta storica che ha lacerato il partito del “cavaliere” ), nel giro di poche ore Silvio Berlusconi riprecipita nei tormenti di condannato “in terzo grado di giudizio” , quindi sentenza definitiva.
Proprio nel tentativo di cancellarne l’esecuzione, l’ex premier ha fatto la mossa “suicida”: voleva il voto anticipato, si ritrova invece senza urne e con il partito che rischia di frantumarsi. I “suoi”, anche i contestatori “diversamente berlusconiani” di Alfano, giurano che per l’ex premier “perseguitato e vittima delle toghe rosse” continueranno a battersi. Ma non più a tutti i costi. Non fino al punto di fare cadere il governo delle “larghe intese”.
Così, è nel momento di maggiore debolezza che Berlusconi approda al cosiddetto “giorno del giudizio”: dalle prossime ore la Giunta per le Immunità vota sulla sua decadenza da senatore. Esito dato per scontato. Il cavaliere sarà espulso da quell’edificio, Palazzo Madama, nel quale per la verità le sue apparizione sono state assai rare, risultando statisticamente nel drappello dei primi fra gli assenteisti.
Sceso in campo con strepitoso successo quasi vent’anni fa, deve ora affrontare un’altra discesa, che qualcuno definisce “agli inferi”. Difficile che la decadenza non venga confermata, fra un paio di settimane, in Aula; probabile che l’ineleggibilità sia fissata dalla magistratura milanese ad almeno due anni; assai insidiosi gli esiti finali di inchieste e processi ancora aperti; e gli rimane ancora da scegliere fra arresti domiciliari e servizi sociali.
E’ il sicuro “autunno del patriarca”? Il Berlusconi delle “sette vite” insegna a diffidare delle facili previsioni. Quante volte lo si è dato per spacciato, fin dal primo avviso di garanzia. Certo, stavolta é diverso. Stavolta il protagonista in assoluto di quasi due decenni di vita politica italiana non viene più giudicato “indispensabile” da un centro-destra diviso e in cerca di futuro. Tanto che il suo sconosciuto subentrante Pdl in Senato, il molisano Ulisse di Giacomo, dichiara spavaldamente e con perfetto “timing” che il cavaliere “é ormai indegno di stare in parlamento”. Segno dei tempi. E non dei migliori.
Aldo Sofia










