Mondo

La guerra del gas dal Nord Stream a South Pars

I giacimenti iraniani e del Qatar bersagli come il gasdotto nel Baltico quattro anni fa - Vengono a galla le contraddizioni della strategia europea e tedesca in particolare

  • Un'ora fa
  • Un'ora fa
Una parte dell'impianto iraniano di South Pars

Una parte dell'impianto iraniano di South Pars

  • keystone
Di: Stefano Grazioli 

La guerra nel Golfo è anche una guerra energetica e la settimana appena trascorsa ha mostrato quanto tutti i Paesi coinvolti considerino le infrastrutture petrolifere, gli impianti di produzione del gas o le navi cisterna, ovunque essi si trovino, obbiettivi legittimi: da una parte l’Iran ha intensificato gli attacchi contro Kuwait, Dubai, Abu Dhabi e Arabia Saudita; dall’altra la coalizione tra Stati Uniti e Israele ha colpito fra l’altro il giacimento iraniano di South Pars, che rappresenta circa il 75% della produzione di gas naturale della Repubblica islamica. In risposta, Teheran ha gravemente danneggiato l’impianto di gas naturale liquefatto di Ras Laffan, in Qatar, riducendone le esportazioni di circa il 17% e causando una perdita di entrate annuali pari a circa 20 miliardi di dollari. Si prevede che la riparazione dei danni richiederà a Doha fino a cinque anni e a subirne le conseguenze saranno Paesi importatori europei come Italia e Belgio, e asiatici come Corea del Sud e Cina, i cui contratti a lungo termine potrebbero non trovare rispetto a causa appunto di forza maggiore.

Rischio di escalation

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran mostrerà “zero moderazione” se le infrastrutture energetiche del Paese saranno nuovamente prese di mira. E mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu, su richiesta di Donald Trump, si è impegnato ad astenersi da ulteriori attacchi contro South Pars, proprio il presidente statunitense ha avvertito invece sul social Truth che se i Pasdaran continueranno ad attaccare il Qatar, gli Usa “faranno saltare in aria l’intero giacimento di gas con una forza e una potenza che l’Iran non ha mai visto né sperimentato prima”. Insomma, i rischi di una ulteriore escalation sono reali, con conseguenze potenzialmente disastrose sia per gli attori in campo, sia per chi se ne sta in apparenza defilato, come i Paesi europei.

immagine
02:06

Guerra in Iran, si infiamma il prezzo del gas

Telegiornale 19.03.2026, 12:30

Da Nord Stream a South Pars

È evidente inoltre come il conflitto nel Golfo stia stravolgendo nuovamente per l’Europa quegli equilibri che già nel 2022, con l’avvio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, erano stati ribaltati. In particolar modo per quel riguarda il mercato del gas, con l’ideale collegamento fra il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, che univa direttamente Russia e Germania passando sotto il Mar Baltico, e il bombardamento di South Pars, il giacimento che in qualche modo ne rappresentava il sostituto. La decisione dell’Unione Europea di ridurre e azzerare progressivamente l’import di gas russo è stata accompagnata infatti da quella di aumentare le forniture dal Golfo, soprattutto dal Qatar, e da altri Paesi, non ultimi gli Stati Uniti. La diversificazione, motivata dall’aggressione russa e sostenuta a colpi di sanzioni contro Mosca, si sta scontrando ora però con il nuovo conflitto, portando in superficie problematiche, contraddizioni e doppi standard di una strategia miope e zigzagante.

immagine
02:06

Il prezzo del gas preoccupa anche in Svizzera

Telegiornale 20.03.2026, 12:30

Il dilemma tedesco

L’esempio più eclatante è rappresentato in questo senso dalla Germania del cancelliere Friedrich Merz, che proprio lo scorso febbraio si era recato in Qatar per puntare a una collaborazione ancora più stretta fra Berlino e Doha in materia di GNL. Il sabotaggio di Nord Stream da parte di un commando ucraino è stato il più grande atto terroristico a un’infrastruttura civile nella storia della Germania e ha dato il via al disaccoppiamento energetico dalla Russia; il gas di Mosca avrebbe dovuto essere sostituito, almeno in parte, con quello del Qatar, che però ora rischia di arrivare in ritardo e a costi comunque più elevati, in ogni caso non sufficienti per favorire la transizione energetica necessaria e trascinare il Paese fuori dalla stagnazione. Lo shock dei prezzi del 2022, la recessione economica, gli elevati costi industriali stanno bloccando il rilancio programmato che adesso la guerra del Golfo ha nuovamente procrastinato. Non è un caso che in Germania si sono moltiplicate le voci per la ripresa, a conflitto in Ucraina terminato, dell’import di gas dalla Russia, proprio attraverso Nord Stream, oltre a quelle che vorrebbero un ritorno al nucleare, abbandonato dopo la catastrofe di Fukushima del 2011.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare