La situazione in Iraq si fa rovente. Il nuovo dramma umanitario nel nord provocato dalla veloce avanzata degli integralisti islamici e la fuga sulle montagne di oltre 20'000 persone, ha portato le autorità curde della parte settentrionale del Paese alla richiesta internazionale di armi per difendersi e difendere le minoranze cristiane e yasidi dallo Stato islamico. Proseguono nel frattempo i lanci di beni di prima necessità da parte statunitense.
Dal punto di vista politico creano preoccupazione le dichiarazioni del premier sciita Nouri Al Maliki, che ha confermato di non voler rinunciare al suo terzo mandato e ha accusato, nella notte su lunedì, il neo presidente, il curdo Fuad Massum, di violare la costituzione.
Mentre dagli Stati Uniti arrivava il pieno appoggio al nuovo presidente iracheno, agenzie di stampa locali riferivano di un enorme dispiegamento di forze di sicurezza irachene (polizia, esercito e unità antiterrorismo), schierarsi nella cosiddetta "zona verde" di Baghdad, l'area fortificata dove hanno sede molti uffici governativi e diverse ambasciate.
Red.MM/ATS/ANSA/Swing




