Analisi

L’agonia di Cuba, il sogno di Trump, il silenzio dell’America Latina

Con Caracas fuori gioco e i vecchi alleati che guardano dall’altra parte, l’Avana è più sola che mai

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Avana, marzo 2026

Avana, marzo 2026

  • Keystone
Di: Emiliano Guanella, collaboratore RSI dall’America Latina

Cuba agonizza e questa volta in America Latina in pochi sono disposti ad aiutarla. La crisi economica sull’isola è peggiorata notevolmente da quando, con la caduta di Nicolas Maduro, sono stati bloccati i rifornimenti di petrolio da Caracas. Ironia della sorte, alla Casa Bianca pensano per l’Avana una soluzione “alla venezuelana”; non un cambio drastico di regime, ma una nuova leadership più vicina e permeabile alle richieste di Washington. È il grande risiko americano di Donald Trump, più fronti aperti contemporaneamente e neo protettorati per riprendersi il vecchio giardino di casa degli USA. Se così fosse, perché non sognare il colpo da maestro, diventare il presidente americano che fa cadere dopo 65 anni il socialismo cubano? “Voglio prendermi Cuba – ha detto senza mezzi termini pochi giorni fa - e poi farò quello che voglio con l’isola”. Minacce, pressioni, la manu militari sempre pronta; la diplomazia trumpiana non bada ai mezzi termini e si muove con la consapevolezza che il panorama regionale e globale, questa volta, gli è favorevole.

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Cresce la pressione su Cuba

Telegiornale 17.03.2026, 20:00

Da un lato c’è il collasso di quel che resta dell’isola: blackout, scarsezza di generi di prima necessità, di nuovo i focolai di protesta di cittadini che non ce la fanno più. Non c’entra l’ideologia o la guerra fredda, la rabbia viene dalla pancia vuota e dall’assenza di prospettive per il futuro. “Patria y vida”, restare a Cuba per cambiarla, altro che la muerte per la rivoluzione socialista invocata per sei decenni dai castristi. L’agonia è lenta ma la fame ha fretta e senza gas e petrolio tutto si ferma.

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Nuovo blackout colpisce Cuba

RSI Info 17.03.2026, 17:30

I governi conservatori della regione, da Milei a Bukele, dall’ecuadoregno Noboa al neo-insediato Kast in Cile, sono nettamente dalla parte di Trump e fanno il tifo per la fine del sogno comunista. I tre grandi leader di sinistra regionali, la messicana Sheinbaum, il colombiano Petro e il brasiliano Lula, difendono a parole l’indipendenza dell’isola ma fanno capire che non moriranno a fianco di Diaz Canel. A gennaio il Messico ha mandato rifornimenti all’Avana ma poi, il flusso si è interrotto per timore di ritorsioni degli USA. Petro è alla fine del suo mandato e non vuole fare nulla che possa minare le chance di vittoria del suo erede progressista Ivan Cepeda. Lula da Silva deve fare i conti con la crescita di Flavio Bolsonaro in vista delle presidenziali di ottobre e sa che l’elettorato moderato da tempo non si preoccupa per guerre ideologiche.

Sull'isola i blackout sono continui

Sull'isola i blackout sono continui

  • Keystone

Con Russia e Cina occupate su ben altri fronti, le carte in mano al regime cubano sono ormai poche; da qui la porta aperta al dialogo. Diaz Canel potrebbe farsi da parte per evitare il crollo totale. Il tempo dirà se l’esperimento venezuelano è stato solo un grande ballon d’essai per lo scacco finale alla madre di tutte le rivoluzioni latinoamericane.

In Venezuela c’è il petrolio, è vero, ma conquistare Cuba ti fa entrare nella storia e Trump, si sa, vuole scriverla di suo pugno, costi quel che costi. 

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02:36

Intervista con Stefano Vescovi, ambasciatore svizzero a Cuba

Telegiornale 17.03.2026, 20:00

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