Il countdown per l’inizio dei Mondiali, timidamente, è già tutto lì. Lo vedi, appena sbarchi a Rio de Janeiro, in qualche pubblicità multicolor che si appiccica sulle pareti grigie e un po’ screpolate del suo aeroporto internazionale.
La silhouette della Coppa del Mondo è una madonnina pagana che ritrovi qua e là, ma non basta però a cancellare la prima impressione di fondo. E cioè che qui lo scenario sembra rimanere ancorato a un suo solito e umido tic tac, del tutto incurante rispetto alla frenesia che ti aspetteresti a 25 giorni esatti dal calcio d’avvio.
Sarà che atterri alle nove di sera, con gli occhi spanati dal jet lag, ma intanto è sufficiente l’arrivo in contemporanea di due semplici voli a intruppare lunghe e lente file davanti agli sgabbiotti della polizia. E la cosa ha un che di buffo se pensi che da qui, fra non molto, passerà una buona parte di quello sciame di visitatori (le cifre dicono 600’000) che poi andrà a gravitare intorno agli appuntamenti della World Cup 2014. Per il momento, infatti, l’accoglienza allo scalo ha il linoleum da palestra demodé e i neon da studio dentistico che arredano tanti altri scialbi aeroporti del mondo.
Detta senza filtri: non proprio quell’urlo di modernità che era stato pronosticato e propagandato al paese-Brasile quando gli vennero affidati i Mondiali. Se poi, per scrupolo, inizi a contare la fila degli sportelli aperti, quando vedi che la media è di uno su cinque, allora capisci che forse le promesse per il tanto conclamato rinnovamento di queste infrastrutture è stato rimandato. Anzi, all’aeroporto di Rio, non è proprio iniziato, ti dice Ana, la stringer che ci accompagnerà durante questi giorni brasiliani.
La società di gestione, incaricata di rifare la struttura, ha sì promesso botte di investimenti da 2 miliardi di reais (oltre 800 milioni di franchi svizzeri), ma adesso la vera deadline è stata posticipata alle Olimpiadi del 2016. Insomma, sarà pure il grande paese del futuro, il Brasile, ma questo futuro, di tanto in tanto, può anche aspettare.
Lorenzo Buccella






