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“Putin si barrica per il timore di essere ucciso”

Così il Financial Times cita i servizi di intelligence europei e figure vicine al presidente russo - L’analisi della storica Galia Ackermann: “È sicuramente paranoico”

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Una recente apparizione in pubblico di Putin, con i rappresentanti dei popoli nativi della Russia. Mosca, 30 aprile 2026
07:49

Putin e l'ossessione per la sua sicurezza

SEIDISERA 06.05.2026, 18:00

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Di: SEIDISERA - Chiara Savi/M. Ang. 

Il Financial Times ha appena delineato un nuovo ritratto del presidente russo Vladimir Putin, ossessionato dalla sicurezza, confinato in un bunker e più concentrato sulle strategie militari che sulle questioni civili. Il quotidiano economico-finanziario britannico (di proprietà del media group giapponese Nikkei), cita tra le fonti i servizi di intelligence europei e figure vicine a Putin. Fonti quindi non direttamente verificabili. Ma ci sono degli elementi che convalidano le preoccupazioni di un presidente che, dall’inizio dell’anno, si è fatto immortalare in sole due occasioni note al grande pubblico.

I bunker

Il capo del Cremlino vivrebbe nel timore di essere ucciso. Non risiede più nella sua dacia, fuori Mosca, da dove ha finora governato il Paese. Raramente Putin sta al Cremlino. Disertata anche la sua lussuosa residenza di Valdai, nel nord-ovest della Russia. Il presidente vivrebbe isolato in un bunker a Krasnodar, nel sud del Paese, da dove seguirebbe da vicino l’andamento delle operazioni militari in Ucraina. L’apparato amministrativo del Cremlino diffonde immagini preregistrate giorni prima, che mostrano un presidente al lavoro. Ricordiamo che in tutte le residenze di Putin c’è comunque un ufficio standard riprodotto nei dettagli per non consentire di comprendere dove esattamente si trovi.

I protocolli di sicurezza

Quindi un Putin ancor più attento alla sua sicurezza, e questo si ripercuote su chi lavora per lui. Dai cuochi al personale di casa, alle sue guardie del corpo, anche per loro il protocollo di sicurezza è stato rafforzato. Non possono prendere nemmeno mezzi pubblici o usare cellulari con accesso a Internet. Secondo il Financial Times, Putin in questi bunker trascorrerebbe la maggior parte del suo tempo nel monitorare nei dettagli l’andamento dell’invasione in Ucraina. Il 70% è dedicato al fronte, il resto alle questioni civili passate in secondo piano. In un momento comunque delicato. Perché il blocco del social Telegram e la censura di internet stanno creando malcontento tra i russi; malcontento e timori anche tra le alte sfere dei militari che hanno osato far presente a Putin che anche loro sono nel mirino di attentati. Per loro la scorta è stata rafforzata, ma questo aspetto pare che abbia alimentato le paure del presidente che teme il tradimento di alti esponenti dell’esercito.

L’analisi della storica Galia Ackerman

SEIDISERA ha intervistato la storica franco-russa Galia Ackerman, che studia da anni (e da vicino) la figura del presidente russo.

“È sicuramente paranoico da molto tempo e ci sono esempi di questo suo stato d’animo. Ad esempio in tutti gli spostamenti porta con sé qualcuno che raccoglie la sua urina e le sue feci perché non vuole che il suo materiale biologico possa finire nelle mani di nemici. Da tempo fa assaggiare a qualcun altro il cibo prima di mangiarlo. Ora non ci vengono dette le fonti di queste informazioni, quindi non siamo sicuri al 100% che trascorra settimane chiuso in un bunker, ma mi sembra del tutto plausibile. Ci sono giornalisti indipendenti fuori dalla Russia che si divertono a smascherare i filmati diffusi ogni giorno dalla televisione riguardanti il presidente. Sono immagini registrate giorni prima. Le chiamiamo “conserve”. Putin viene sempre ripreso in uno dei suoi uffici fotocopia, ma a volte si vedono dei dettagli che non quadrano (una pianta più bassa rispetto al giorno prima) e sembrerebbe che queste “conserve” ultimamente siano molto presenti in televisione. Inoltre la realtà alimenta questa paranoia perché, come hanno dimostrato i fatti, ci sono missili e droni ucraini che possono raggiungere Mosca e altre località. Certo, ci sono i sistemi di difesa antiaerea installati lungo la Moscova su diversi edifici del Cremlino, ma non basta. E quindi il 9 maggio per la festa della Vittoria, una festa sacra, la vittoria sul nazismo: questa volta ci saranno pochissimi mezzi militari, non ci saranno allievi ufficiali, l’accesso alla Piazza Rossa sarà estremamente ridotto e non ci saranno deputati della Duma a San Pietroburgo, dove le sfilate sono limitate a 300 persone”.

Vladimir Putin sarebbe anche molto sospettoso del suo entourage. Di chi si fida il presidente russo?

“Credo che si fidi di alcuni amici di vecchia data, come i fratelli Rotenberg, due oligarchi. Si conoscono dall’infanzia. Probabilmente si fida anche dei capi dei servizi di sicurezza come Alexander Bortnikov direttore dell’FSB, l’intelligence russa. Ma è anche possibile che diffidi di tutti, perché la vicenda che ruota attorno all’ex ministro della Difesa Sergej Shoigu deve averlo marcato. Il clan Shoigu - mi riferisco a personaggi poco raccomandabili vicini al generale - ha rubato una quantità di fondi e mezzi inimmaginabile e penso che questa vicenda (Shoigu era comunque un suo amico intimo) faccia sì che non si fidi completamente di nessuno”.

Viene riportato anche un certo malcontento da parte di ufficiali russi di alto livello che si sentono poco protetti. Ne sono morti alcuni in attentati su suolo russo. Sempre le fonti citate dal Financial Times dicono che Putin teme un colpo di Stato. È uno scenario plausibile?

“Ho sempre avuto dei dubbi sul fatto che un colpo di Stato fosse realmente possibile nella Russia di Putin, perché tutto è controllato in modo tale che è tecnicamente estremamente difficile. D’altra parte, ora in gran parte della popolazione, c’è un malcontento che non è mai stato così forte da diversi anni. Questo malcontento è legato al fatto che internet è stato quasi completamente interrotto. Sono stati bloccati i social network, che erano molto popolari in Russia, ed è molto difficile usare le VPN, quegli strumenti informatici che permettono di aggirare i blocchi del web. Non si può più chiamare un taxi, fare pagamenti, ordinare merce via internet. Non è solo una questione di libero accesso all’informazione, ma c’è il problema del funzionamento quotidiano delle imprese. È l’economia che ne risente. Quindi la gente è scontenta, come anche la popolazione patriottica. Il “mondo Z”, come viene chiamato, i blogger che non vedono progressi nella guerra. Al contrario, ci sono sempre più morti e feriti e attacchi ucraini a raffinerie, depositi di carburante e fabbriche militari. I russi, per la prima volta da quando è iniziata questa guerra, da 1 o 2 mesi, non sentono più che il conflitto sia da qualche parte lontano e che riguardi solo chi ha firmato per andare al fronte, ma chiunque può essere toccato. Per Putin la sofferenza e l’insoddisfazione della popolazione non significano granché, ma non si può completamente escludere che se in alcuni ambienti vicini al potere ci fossero tentativi di scalzare Putin, l’insoddisfazione popolare potrebbe forse, e sottolineo quel forse, fungere da catalizzatore”.

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Putin, l'arma nucleare "è una priorità"

Telegiornale 23.02.2026, 12:30

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