Mondo

Diario premondiale do Brasil/2

Curiosità, e non solo, in attesa del fischio d'inizio; seconda puntata

  • 19.05.2014, 13:14
  • Oggi, 12:05
Non solo calcio

Non solo calcio

  • buccella

È una cosa su cui qui nessuno ha dubbi: sarà la Coppa del Mondo a decidere chi sarà il prossimo presidente brasiliano nelle votazioni d’ottobre. Perché ormai che gli esiti del Mondiale abbiano pesanti ricadute politiche in Brasile è un dato comprovato. E forse non è un caso - visto il calo generale negli indici di gradimento - che sulle strade di Rio siano ancora rari i cartelloni pronti a sbandierare l’imminenza dell’evento.

Al di là di un modesto orologio che fa da conto alla rovescia sulla spiaggia di Copacabana, per trovare altri segnali devi spostarti ai margini di quella grande astronave illuminata che è il Maracanà. Tra le scie di tifosi rossoneri del Flamengo che si accingono ad assistere al match contro il San Paolo, ecco comparire il pupazzone umano della mascotte ufficiale di Brasile 2014 (il Fuleco). Foto di rito per i bambini, ma niente più. Poco entusiasmo. Eppure, qui il calcio - soprattutto di domenica - è presente più dell’ossigeno nell’aria. E per capirne la presa sociale, basta arrampicarsi sulle colline della città ed entrare in alcune delle favelas contraddittoriamente “pacificate”. Come a Santa Teresa. Oppure a Sao Carlos. Proprio accanto alle baracche di lamiera che si rinserrano le une sulle altre. Un paio di reti metalliche a far da recinto. Un tappeto logoro d’erba sintetica. Ed ecco la partita, con un altoparlante in sottofondo che fa gracidare decibel su decibel di samba.

“Sono d’accordo con le cose che dicono chi protesta contro gli sprechi del Mondiale” ci dice Joao, organizzatore di un piccolo torneo popolare” però è sbagliato sabotare la festa di tutti gli appassionati della Seleçao”. Più o meno dello stesso avviso, il giovane che gli passa a fianco e che si fa chiamare Romario. “Romario, il calciatore” precisa subito, per evitare fraintendimenti con il Romario di adesso, il politico che ha fiancheggiato i movimenti di protesta. Secondo lui il Brasile vincerà e quindi, in scia, Dilma Roussef non avrà problemi nella rielezione.

Per trovare risposte diametralmente opposte occorre ridiscendere verso altri campi e altre composizioni sociali. Zona Ipanema. “Mi rincresce profondamente per i giocatori” ci racconta il distinto Paulo Roberto “ma io spero che il Mondiale vada male, è l’unico modo per far sì che le cose cambino veramente”. “Perdere lì” gli fa eco, poco più in là, una signora in perfetto italiano “vorrebbe dire vincere veramente dopo, quando ci sono cose ben più importanti”. Visioni contrastanti, insomma, che tuttavia partono da un unico presupposto comune: in Brasile si voterà a ottobre, ma la vera competizione si terrà sempre lì, nel fatidico mese che va da metà giugno a metà luglio.

Lorenzo Buccella

Calcio per tutti

Calcio per tutti

  • buccella
rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare