Da Berlino Resy Canonica
Scelgo il quartiere di Neukölln* come prima meta della giornata e scelgo un locale situato proprio davanti al mercato turco, che si estende lungo uno dei canali di Berlino, per bere il primo caffè. Da qui osservo l’andirivieni della gente tra le bancarelle nel quartiere più popoloso di Berlino e il più ricco di immigrati, soprattutto provenienti dalla Turchia. In Germania le famiglie di quasi tre milioni di persone sono di origine turca. E si stima che nel Paese della Merkel vivano mezzo milione di curdi.
Due cifre queste che, dopo la strage di Ankara, sul quotidiano cittadino “Berliner Zeitung” si traducono nel titolo: “La polizia federale tedesca mette in guardia da scontri tra curdi e turchi“. Dopo aver letto l’articolo, torno a guardare la situazione al mercato: tutto tranquillo.
Tra i quartieri turchi di Berlino - Di Resy Canonica
RSI Info 15.10.2015, 23:45
Non è la prima volta che la Germania è in preallarme per il rischio d’importazione della progressiva escalation di violenza tra lo Stato turco e la comunità curda. Ma questa volta l’onda d’urto è stata provocata dall’attentato più grave della storia della Turchia moderna e tra due settimane si apriranno di nuovo i seggi nel Paese di Erdogan. Come per il voto del 7 giugno, anche il primo novembre andrò in Turchia. E di nuovo sarà Istanbul, la città che accoglie un’ampia comunità curda e che guarda a occidente ogni volta che mette la crocetta sulla scheda elettorale. E, ne sono certa, quando berrò il primo caffè della giornata attorno a Piazza Taksim, vicino al Gezi Park, osserverò persone che hanno almeno un parente a Berlino, e probabilmente proprio qui a Neukölln. Parallelismi che, se scossi, s’incrociano.
Dopo il titolo sul giornale, tocca al notiziario radio, in cui il presidente della comunità turca in Germania esprime la propria preoccupazione per il rischio di scontri tra l’espressione più estremista delle due comunità. Di nuovo, torno a guardare la situazione al mercato: tutto tranquillo. Ma l’attenzione della polizia tedesca è riposta soprattutto sui 14’000 curdi che sostengono il PKK e sul movimento ultranazionalista dei “Lupi Grigi”. In effetti mi torna in mente che una decina di giorni fa un ufficio del partito filocurdo HDP nel quartiere di Kreuzberg, proprio qui dietro l’angolo, ha subito un attacco incendiario. Le indagini sono ancora in corso.
Sono questi i fatti che hanno fatto appena dire alla parlamentare di origine curda, Evrim Sommer, che: “La Turchia è a un passo dalla guerra civile, con ripercussioni anche in Germania”. Torno a guardarmi attorno, tutto tranquillo, ma si è fatto tardi e mi rimetto in cammino. E sento che mi fa bene pensare che le recenti manifestazioni pro-curde nelle principali città tedesche si siano svolte tutte in modo pacifico. Come la normalità che si respira su questa strada di una Germania che ha deciso di aprire i propri confini al mondo e che ora questo mondo le sta suonando la propria musica nel ventre, accordi e disaccordi compresi.




