Dieci anni dopo il referendum sulla Brexit, il Regno Unito sta ancora facendo i conti con le conseguenze di quella votazione, soprattutto a livello economico. La promessa di sovranità si è trasformata in qualcosa di più complesso e incerto, che ha lasciato il posto a una domanda delicata: il Paese potrebbe rientrare nell’Unione europea? SEIDISERA ne ha discusso con Anton Spisak, ricercatore del Centro per la Riforma Europa, che sul tema ha da poco pubblicato uno studio.
“La Brexit ha assorbito gran parte delle energie politiche nell’ultimo decennio e ne stiamo vedendo le conseguenze solo ora”, dichiara il ricercatore, ricordando che, a causa dello strappo con l’UE, altre questioni sono stare messe da parte. Il decennio è stato perciò dominato da questo unico tema, che da slogan politico si è trasformato in una realtà concreta e costosa, di cui Spisak, che ha lavorato ai negoziati nel cuore del Governo, è pienamente cosciente. “Se si guarda allo stato del Paese, dei servizi pubblici, delle finanze, alla mancanza di crescita economica, penso che tutto possa essere ricondotto alla Brexit”, spiega. Un impatto che si è notato anche sugli investimenti: “Molte aziende hanno smesso di investire in Gran Bretagna a causa dell’incertezza. Le imprese preferiscono la stabilità”.
Anton Spisak, ricercatore del Centro per la Riforma Europa
Il Paese era stato messo in guardia sulle possibili ricadute economiche della Brexit dagli economisti, ma l’impatto potrebbe essere stato sottovalutato. Metà del commercio britannico rimane con l’Unione europea e, per questo motivo, il Governo sta parlando di un riavvicinamento. Come può verificarsi? “Se si vuole davvero avvicinarsi all’UE, bisogna riconsiderare la questione dell’adesione al mercato unico, potenzialmente un’unione doganale”, questo comporterebbe però “decisioni politiche difficili, anche sulla libera circolazione delle persone, sulla quale credo che l’Unione europea insisterebbe”. Il prezzo da accettare sarebbe quindi politico.
I rapporti tra UE e Svizzera come esempio di collaborazione
Diversi politici britannici da tempo parlano di un avvicinamento che possa ricalcare quello tra UE e Svizzera, ma “non credo che molti di loro comprendano davvero, nella pratica, quale sia il rapporto tra la Confederazione e l’Unione europea”. Si tratta di relazioni che includono la libera circolazione delle persone, contributi finanziari e programmi europei, argomenti attualmente molto delicati da affrontare con l’opinione pubblica britannica.
Oggi, il 55% dei cittadini britannici voterebbe per restare nell’Unione europea, ma la questione è molto complessa. Per il Regno Unito il principale ostacolo politico per un riavvicinamento rimane l’immigrazione. La stessa questione che ha spinto alla Brexit. I britannici hanno, inoltre, diverse interpretazioni sulle ragioni per cui la Brexit non sia stata un successo e sono stanchi. “Se ora ci si rivolgesse ai britannici dicendo ‘riapriamo la questione, parliamo di rientrare nell’UE’, penso che probabilmente non vorrebbero affrontare questo dibattito in questo momento”.
Protesta contro la Brexit del 2019
La Brexit non è quindi più un evento o un tabù, ma un processo. “È possibile che tra dieci anni, a vent’anni dalla Brexit, staremo ancora discutendo su quale sia il giusto rapporto che la Gran Bretagna dovrebbe avere con l’UE”, conclude Spisak.

GB: dieci anni fa la Brexit
Telegiornale 21.06.2026, 20:00







