Il premier turco Ahmet Davutoglu, in un'intervista televisiva, ha promesso che il suo paese "ha teso la mano ai fratelli" e "farà di tutto per impedire che gli jihadisti conquistino Kobane", città siriana popolata da curdi e posta proprio al confine fra i due paesi. Le milizie di autodifesa continuano a resistere alle truppe dell'IS, che nella giornata di venerdì sono però riuscite ad aprire una breccia nelle difese della città.
I combattimenti hanno provocato la fuga verso la Turchia di almeno 150'000 profughi. Giovedì, dal carcere, il leader del PKK Abdullah Ocalan aveva minacciato di mettere fine al dialogo di pace con Ankara, nel caso quest'ultima non avesse impedito la strage in atto.
Il Parlamento turco ha dato il suo assenso in serata a un intervento militare e a ospitare sul suo territorio soldati stranieri impegnati contro l'autoproclamato Stato islamico.
pon/ATS/ANSA/Reuters
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RG 12.30 del 03.10.14 - Il reportage di Emiliano Bos






