Il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha ritirato gli accrediti e ha espulso dal Villaggio di Tokyo 2020 due allenatori bielorussi coinvolti nel caso della velocista Krystsina Tsimanouskaya, che nel frattempo ha ottenuto asilo politico in Polonia dopo aver denunciato un tentativo di rimpatrio forzato. Il CIO ha affermato che ai due allenatori "sarà offerta l'opportunità di essere ascoltati" ma che le misure contro di loro sono state prese "nell'interesse del benessere degli atleti" bielorussi che si trovano ancora a Tokyo.
Si tratta del capo allenatore della squadra di atletica bielorussa Yuri Mosesvich e il direttore aggiunto del centro bielorusso di allenamento olimpico di atletica, Artur Shoumak. La delegazione olimpica bielorussa a Tokyo non ha commentato l’espulsione.
I due allenatori, così come il Comitato olimpico bielorusso, avevano sostenuto di aver ritirato Krystsina Tsimanouskaya dai giochi a causa di pareri medici sul suo stato emotivo e psicologico.

Lukashenko e quell'alteta bielorussa
Telegiornale 02.08.2021, 14:30
Per evitare di essere rimpatriata forzatamente nel suo Paese dopo aver criticato l’agire dei due allenatori, la 24enne ha inizialmente cercato la protezione della polizia giapponese. Lunedì si è poi rifugiata nell'ambasciata polacca in Giappone, prima di recarsi mercoledì in Polonia – che le ha concesso un visto umanitario - dove si è riunita con la sua famiglia.
Questa fuga movimentata, che ricorda le defezioni verso l'Occidente degli atleti sovietici durante la guerra fredda, minaccia di isolare ulteriormente il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, già colpito da sanzioni occidentali.
La velocista contro il regime bielorusso
RSI Info 02.08.2021, 18:31





