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La Francia vieta i social agli under 15

È una prima europea - Partendo dall’Australia, ecco dove sono già in vigore o allo studio limiti all’accesso dei minori alle piattaforme digitali

  • 2 ore fa
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Sempre più Paesi introducono o valutano limiti all’accesso ai social media per i minori

Sempre più Paesi introducono o valutano limiti all’accesso ai social media per i minori

  • Keystone
Di: SPe 

Il Parlamento francese ha approvato oggi (martedì) la legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni. Il divieto entrerà in vigore il primo settembre 2026 e impedirà ai minori di 15 anni di creare nuovi account sui social media. I profili già esistenti, invece, dovranno essere chiusi entro il primo gennaio 2027. La legge prevede alcune eccezioni, tra cui le enciclopedie online e i contenuti a finalità educativa, e impone alle piattaforme di introdurre sistemi di verifica dell’età. Saranno le aziende a scegliere le modalità tecniche con cui effettuare questi controlli.

Il testo approvato ha ricevuto un largo sostegno: 243 voti favorevoli e 2 contrari al Senato, seguiti da 279 voti favorevoli e 81 contrari all’Assemblea nazionale.

Il modello australiano

Se la Francia è il primo Paese europeo ad aver introdotto una misura di questo tipo, l’Australia è stata la prima al mondo. Nel dicembre del 2025, infatti, ha vietato l’accesso ai social ai minori di 16 anni. Le piattaforme coinvolte sono, tra le altre, Instagram, Facebook, Threads, TikTok, Snapchat, X, YouTube, Twitch. 

La legge australiana non impone un unico sistema di verifica dell’età. Le piattaforme sono libere di scegliere come verificare che gli utenti abbiano almeno 16 anni, purché siano misure efficaci e che rispettino la privacy. Possono quindi utilizzare diversi strumenti, ad esempio analizzando informazioni già disponibili sul profilo, come da quanto tempo è attivo l’account, gli orari di utilizzo, le interazioni con altri minorenni. La normativa stabilisce inoltre che non sia possibile fare affidamento esclusivamente su un documento d’identità per verificare l’età.

In caso di violazioni, la legge non prevede sanzioni per i minori né per i loro genitori: la responsabilità ricade interamente sulle aziende, che rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 28 milioni di franchi). Il Governo australiano ha inoltre proposto di raddoppiare la sanzione massima, portandola a 99 milioni di dollari australiani (circa 56 milioni di franchi).

Il divieto funziona?

Uno dei principali nodi resta quello dei controlli. Molti minorenni, infatti, riescono comunque ad aggirare le restrizioni, ad esempio utilizzando account intestati ad altre persone, fornendo informazioni false, o ricorrendo a una VPN. Secondo uno studio dell’Università di Newcastle, che ha coinvolto 408 adolescenti australiani, tre mesi dopo l’entrata in vigore della legge oltre l’85% dei ragazzi sotto i 16 anni utilizzava ancora i social.

La situazione in Europa

Diversi Paesi, in Europa e non solo, si stanno muovendo nella stessa direzione di Australia e Francia. La Grecia ha annunciato che vieterà l’accesso ai social ai minori di 15 anni a partire dal primo gennaio 2027

Anche Spagna e Regno Unito stanno lavorando a misure simili, ma in entrambi i casi le proposte devono ancora completare l’iter legislativo. Il Governo spagnolo intende vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Nel febbraio scorso, il primo ministro Pedro Sánchez ha affermato di voler proteggere i più giovani dal “Far West digitale”, un universo segnato da “dipendenze, abusi, pornografia, contenuti manipolati e violenza”. La proposta comprende anche una maggiore responsabilità delle piattaforme per la diffusione di contenuti illegali o dannosi.

Nel Regno Unito, invece, l’ex primo ministro Keir Starmer ha annunciato l’intenzione di introdurre un divieto analogo a quello australiano.

Il dibattito è aperto anche in altri Paesi, dove si stanno valutando misure analoghe.

Unione europea punta su un’app per la verifica

La Commissione europea sta preparando nuove misure rivolte alle piattaforme digitali e sostiene la necessità di fissare un’età minima per l’accesso ai social media. Secondo la presidente Ursula von der Leyen, “lo status quo non è più sostenibile” e lascia alle grandi piattaforme “un accesso senza restrizioni ai minori”, con conseguenze in termini di dipendenza, disagio psicologico ed esposizione a contenuti dannosi.

La Commissione ha inoltre presentato un’app per la verifica dell’età. Gli Stati membri potranno utilizzarla per sviluppare le proprie applicazioni nazionali o integrarla nei sistemi di identificazione digitale già esistenti. Lo strumento consentirà di verificare l’età degli utenti senza rivelare altri dati personali.

E in Svizzera? E in Ticino?

In Svizzera, al momento, non è previsto alcun divieto di accesso ai social media per i minori. Il Consiglio federale è però stato incaricato di valutare possibili misure per rafforzare la protezione dei minorenni nell’uso dei social media.

Nel dibattito politico è emersa anche una mozione del consigliere nazionale Giorgio Fonio (Centro), che proponeva di vietare l’uso degli smartphone ai minori di 12 anni. La proposta è però stata giudicata troppo restrittiva.

In Ticino, invece, il dibattito si è concentrato soprattutto sull’uso degli smartphone a scuola. Dallo scorso marzo, in tutte le scuole dell’obbligo è vietato utilizzare dispositivi mobili personali, che devono rimanere spenti e non visibili per tutta la durata delle attività scolastiche, sia all’interno degli edifici sia negli spazi esterni.

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