Sono tanti, sono giovani e soprattutto sono arrabbiati. All’indomani degli scontri con la polizia nella capitale Nuova Delhi, il movimento di contestazione del “Partito degli scarafaggi” ha promesso martedì di continuare la mobilitazione sino alle dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. La situazione in India appare quanto mai tesa.

L'India alle prese con gli scarafaggi
SEIDISERA 21.07.2026, 18:00
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Il Cockroach Janta Party (CJP), cioè “Partito del Popolo Scarafaggio” non è nato come un vero partito tradizionale, ma come un progetto satirico e di protesta che ora si sta trasformando in un movimento giovanile. Il CJP è stato fondato a maggio, dopo che un giudice della Corte suprema del Paese aveva definito i giovani disoccupati “scarafaggi”. Nel giro di pochi giorni ha guadagnato oltre 21 milioni di follower su Instagram.
Il CJP si descrive come un “movimento politico satirico”. Ma la sua protesta è sostenuta da una dura critica all’élite al potere del Paese: “In un sistema che assomiglia a una fogna, anche gli scarafaggi imparano a sopravvivere”, si legge in un video generato dall’IA che è stato visto milioni di volte.
La polizia ha usato gas lacrimogeni e manganelli
Gli scontri più duri sono avvenuti lunedì quando la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e manganelli per impedire a migliaia di manifestanti una marcia programmata verso il palazzo del Parlamento a Nuova Delhi, dove era appena iniziata una seduta della Camera bassa. I media locali hanno parlato di feriti da entrambe le parti.

La polizia ha usato le maniere forti
Secondo i giovani il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan dovrebbe assumersi la responsabilità politica per uno scandalo relativo a domande d’esame per l’ammissione universitaria trapelate in anticipo a maggio. L’esame nazionale per oltre due milioni di candidate e candidati ha dovuto essere ripetuto.
Il “Movimento degli scarafaggi” si sta trasformando in una sfida per il governo del primo ministro Narendra Modi, come riferisce alla SRF la corrispondente freelance Natalie Mayroth. Negli ultimi anni ci sono già state diverse proteste, come quelle degli agricoltori o contro una nuova legge sulla cittadinanza. “Le proteste attuali riguardano però molte più persone, perché l’India ha una popolazione molto giovane”, ricorda la giornalista.
“Un giorno vergognoso per la democrazia”
La polizia ha detto che almeno 178 persone, di cui 118 membri delle forze dell’ordine, sono rimaste ferite negli scontri di lunedì “provocati da una folla” descritta come “violenta” e dal comportamento “aggressivo e indisciplinato”. “Nel corso dei tafferugli, circa 60 manifestanti sarebbero rimasti anch’essi feriti”, sostiene il comunicato.

Agenti di sicurezza trascinano una giovane durante la marcia verso il Parlamento di Nuova Dehli
Gli organizzatori della protesta hanno dal canto loro affermato che “centinaia” di partecipanti sono rimasti feriti, indicando che una valutazione del numero è ancora in corso. “È un giorno vergognoso nella storia della democrazia indiana: persone, studenti onesti, che erano venuti per una causa legittima, sono stati brutalmente picchiati dalla polizia di Delhi”, ha dichiarato all’AFP Ashutosh Ranka, un responsabile del CJP.
Mediazione senza risultati concreti
Nonostante gli scontri, ci sono stati colloqui tra rappresentanti del movimento e il ministro della Salute Jagat Prakash Nadda in qualità di rappresentante del governo. Secondo i partecipanti, si sono conclusi senza risultati concreti. Il portavoce del CJP Saurav Das ha scritto su X che: “Non ci sono stati impegni vincolanti”. Il ministro ha tuttavia detto che ci saranno discussioni interne sulle richieste formulate per iscritto dai giovani. Lo stesso Nadda ha parlato di un “incontro amichevole” e ha chiesto al CJP di fermare le sue azioni di protesta.
La rabbia dei giovani
Nel frattempo si è espresso anche Narendra Modi. Il primo ministro ha dichiarato che i responsabili delle domande d’esame trapelate dovranno essere puniti. Ma il “Partito degli scarafaggi” può diventare pericoloso per il leader indiano? La corrispondente Natalie Mayroth non lo crede: “Dopo le ultime elezioni parlamentari e anche le diverse elezioni locali è saldamente in sella”. Ma, dietro la protesta dei giovani c’è più dell’indignazione per un singolo esame. “La disoccupazione giovanile in India è un problema e molti giovani percepiscono il sistema educativo come ingiusto”, sottolinea la giornalista.








