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Gaza, emergenza senza tregua

Le organizzazioni umanitarie denunciano un peggioramento delle condizioni di vita nella Striscia tra caldo estremo, sanità al collasso e aiuti bloccati

  • 2 ore fa
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La situazione umanitaria a Gaza

SEIDISERA 21.07.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA - Camilla Camponovo/ATS/YR 

Le condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza restano estremamente critiche. Nelle ultime settimane la situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle temperature elevate che colpiscono migliaia di persone costrette a vivere in tende improvvisate, spesso prive di elettricità, ventilazione e servizi essenziali. Al dramma della guerra si aggiungono così nuove emergenze sanitarie e igieniche che mettono a dura prova una popolazione già stremata da anni di conflitto.

“A causa dell’estate e del caldo che c’è in questo periodo, e dato che le persone vivono in tende senza una buona ventilazione, dove non hanno elettricità né dei ventilatori, il caldo sta causando problemi alla pelle, soprattutto ai bambini”, spiega ai microfoni di SEIDISERA Amani Al Naouq, portavoce della Croce Rossa che vive e lavora a Gaza.

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“I servizi igienico sanitari rappresentano una vera e propria sfida per la popolazione civile. Molte fognature sono state distrutte e i sistemi fognari non funzionano più. Ciò sta avendo ripercussioni anche sulla salute pubblica”, continua Al Naouq.

Dall’inizio di luglio nella Striscia sono esplosi i casi di varicella. Nelle prime due settimane del mese si sono registrati oltre 9’000 casi di contagio. Un’epidemia che si aggiunge a un quadro sanitario già molto complesso. “Nonostante il cessate il fuoco, la vita dei civili rimane difficile. I combattimenti continuano con persone uccise e ferite o sfollate ogni giorno.”

Un’analisi condivisa anche da Alessandro Manno, responsabile del progetto di Emergency a Gaza: “Questo cessate il fuoco non è assolutamente un cessate il fuoco. Continuano a esserci violenze, continuano a esserci attività militare. Da giugno ad oggi, quindi parliamo proprio di meno di due mesi, ci sono stati 46 ordini di evacuazione. Questo significa peggiorare ulteriormente la condizione di sopravvivenza per delle persone che già vivono da alcuni anni in una situazione di forte disagio.”

Quasi tutte le organizzazioni umanitarie interpellate dalla RSI, anche quelle che oggi non hanno potuto rilasciare un’intervista, hanno riferito le stesse difficoltà. “I nostri ospedali operano in condizioni di forte pressione e carenza di risorse dall’ottobre 2023. A causa delle restrizioni imposte da Israele sulle merci che possono essere introdotte a Gaza la vita è davvero difficile. Servono attrezzature, macchinari per ripulire le macerie e anche materiale per riparare il sistema di distribuzione idrica danneggiato”, afferma Al Naouq.

Anche Emergency denuncia gravi ritardi nell’ingresso degli aiuti umanitari. “Noi continuiamo ad avere problemi di approvvigionamento dei farmaci. Sono alcuni mesi che stiamo aspettando una spedizione internazionale. C’è un processo molto lungo e molto complicato di autorizzazione da parte delle autorità israeliane per far entrare questo materiale. E poi c’è il problema dell’imbuto che si crea al valico di Kerem Shalom da cui transitano le merci. Viene comunque data priorità alle merci commerciali rispetto a quelle umanitarie, ma in generale il passaggio di merce è insufficiente rispetto al fabbisogno”, spiega ancora Alessandro Manno.

Alle difficoltà legate all’assistenza sanitaria si aggiungono le denunce di Medici Senza Frontiere, che chiede la liberazione immediata dei professionisti sanitari palestinesi detenuti da Israele. L’organizzazione parla di detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti e sostiene che la pressione sul sistema sanitario locale abbia raggiunto livelli estremamente elevati.

Israele accelera i piani di espansione degli insediamenti nei Territori palestinesi occupati

Nel frattempo, sul piano politico, emergono nuove tensioni legate ai territori palestinesi occupati. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz avrebbe annunciato l’intenzione di creare tre nuovi avamposti di tipo Nahal nel nord della Striscia di Gaza. Si tratta di comunità militari che in passato hanno spesso rappresentato il primo passo verso la nascita di insediamenti civili israeliani.

Sempre secondo il quotidiano britannico, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha annunciato uno stanziamento di 1,3 miliardi di shekel, pari a circa 300 milioni di franchi, destinato all’espansione di decine di insediamenti israeliani in Cisgiordania occupata. La decisione, riferiscono media israeliani citati dal giornale, sarebbe stata approvata dal governo nelle scorse settimane ma mantenuta inizialmente riservata per evitare possibili obiezioni da parte degli Stati Uniti.

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