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Gaza City ormai “zona di combattimento”

L’esercito israeliano ha iniziato a operare “con grande forza” nelle periferie della città - Hamas promette “un bagno di sangue” ai soldati di Tel Aviv

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L'esodo da gaza City prosegue con ogni mezzo

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Di: ATS/AFP/ANSA/Spi 

L’esercito israeliano (IDF) ha dichiarato venerdì Gaza City “zona di combattimento pericolosa”, in preparazione di una grande offensiva per conquistare quella che ritiene essere l’ultima grande roccaforte di Hamas nel territorio palestinese devastato dalla guerra. “Non stiamo aspettando. Abbiamo iniziato le prime fasi dell’attacco contro Gaza City”, ha affermato su X il portavoce dell’IDF, Avichay Adraee. “Stiamo operando con grande forza nelle periferie della città”, ha aggiunto.

Allo stesso tempo, le forze israeliane hanno continuato a bombardare la Striscia di Gaza assediata, compresa l’omonima città. Il portavoce della Difesa Civile Mahmoud Bassal che ha parlato di un bilancio di 55 morti. Migliaia di residenti sono già fuggiti dalla città, situata nel nord del territorio. Camion e automobili sovraccariche di materassi, sedie ed effetti personali hanno lasciato il governatorato, che comprende Gaza City e l’area circostante, dove vive quasi un milione di persone secondo le stime delle Nazioni Unite.

Hamas: “Ostaggi corrono i nostri stessi rischi”

Il piano di occupazione di Israele della Striscia di Gaza “avrà un effetto devastante sulla leadership militare e politica” e “l’esercito nemico pagherà il prezzo con il bagno di sangue dei suoi soldati”, è stata la minaccia lanciata da Abu Obeida, portavoce del braccio armato di Hamas, le Brigate Qassam. Gli ostaggi “corrono gli stessi rischi dei combattenti palestinesi”, aggiunge in un messaggio citato da Al Jazeera. “Se moriranno, la responsabilità sarà del governo israeliano”.

Esplosioni nella periferia della principale città della Striscia.jpg

Esplosioni nella periferia della principale città della Striscia

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USA: revocati i visti a OLP e ANP

Sulla testa dei palestinesi venerdì è anche piovuta la bomba diplomatica lanciata dagli americani, che hanno deciso di revocare i visti ai rappresentanti dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), compreso il presidente Mahmud Abbas, in vista dell’imminente Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Le due organizzazioni, recita la nota del Dipartimento di Stato USA, “devono ripudiare sistematicamente il terrorismo - incluso il massacro del 7 ottobre - e porre fine all’incitamento al terrorismo nell’istruzione”. I loro rappresentanti devono poi “porre fine ai tentativi di aggirare i negoziati attraverso campagne internazionali, inclusi appelli alla Corte penale internazionale, e sforzi per ottenere il riconoscimento unilaterale di un ipotetico Stato palestinese”.

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Telegiornale 25.08.2025, 20:00

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