I due più alti dirigenti khmer rossi ancora in vita sono stati condannati venerdì a Phnom Penh, in Cambogia, al carcere a vita per genocidio, un reato considerato per la prima volta dal tribunale locale a quarant’anni dalla caduta del regime che ha fatto circa due milioni di morti.
L’ideologo Nuon Chea, 92 anni, secondo i magistrati ha avuto "un ruolo significativo nel compimento dei crimini", poiché "deteneva il potere della decisione finale" insieme al dittatore Pol Pot. In merito all'87enne Khieu Samphan, che fu presidente del Presidium di Stato, la Corte ha ritenuto che rappresentasse il volto del movimento ultra-maoista.
Oltre a Samphan e Chea, che ha ascoltato il verdetto stando in una cella appositamente predisposta a seguito delle sue precarie condizioni di salute, erano presenti in aula svariate centinaia di persone, soprattutto facenti parte della minoranza musulmana cham sterminata dal regime, e monaci buddisti.
I due imputati erano stati già condannati alla reclusione perpetua nel 2014 in quanto ritenuti colpevoli di crimini contro l’umanità, pena confermata in appello due anni fa.
Condannati i khmer rossi
Telegiornale 16.11.2018, 21:00



