La campagna di risanamento della funzione pubblica lanciata sotto l'egida del nuovo presidente cinese Xi Jinping prende di mira le "mosche" (i funzionari di rango più modesto) così come le "tigri" (i quadri del partito comunista). Alla lotta contro la corruzione si aggiunge quella contro gli impieghi fittizi: dalla stampa ufficiale si apprende che Pechino ha cessato di versare il salario a 162'629 dipendenti statali, dopo aver scoperto nel corso dell'ultimo anno che venivano pagati senza svolgere in realtà alcun lavoro. Oltre un terzo risiede nella provincia settentrionale di Hebei, "pecora nera" del paese.
Un impiego di funzionario è stato a lungo il sogno dei giovani diplomati, sedotti dalla sicurezza del posto, dall'assicurazione sanitaria e da una buona pensione. Oggi però i salari sono meno interessanti rispetto a quelli del settore privato e lo Stato sta cercando di ridurre le dimensioni di un apparato sconfinato.
pon/ATS







