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Il “ricatto” di Trump rischia di spaccare anche l’Europa

L’analisi di due esperti sui dazi agli otto Paesi che si sono mossi in difesa della Groenlandia

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Otto Paesi nel mirino
03:20

RG 12.30 del 18.01.2026 L’intervista a Beda Romano

RSI Info 18.01.2026, 13:02

  • reuters
Di: Radiogiornale/Telegiornale/pon 

La decisione di Donald Trump di imporre dazi a otto Paesi europei (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia) che si stanno opponendo attivamente al controllo statunitense sulla Groenlandia - dazi del 10% a partire da febbraio e destinati a salire al 25% da giugno - è un nuovo strappo fra gli alleati sulle due sponde dell’Atlantico. Un “ricatto” (espressione usata dal ministro degli esteri olandese David van Weel) che ha suscitato reazioni indignate nel Vecchio Continente ma che ha suscitato critiche anche all’interno degli Stati Uniti, soprattutto (ma non solo) da parte democratica. Quella del presidente “è una fantasia imperialista senza senso”, ha detto il senatore Ron Wyden. Dal canto suo, il leader dei democratici in Senato Chuck Schumer si impegna a presentare un provvedimento che punta a bloccare il presidente e i suoi dazi.

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Nuovi dazi Usa, le reazioni

Telegiornale 18.01.2026, 12:30

“La minaccia dei dazi fin qui è stata efficace nei confronti dell’Europa”

Ma a cosa mira Donald Trump? Per Gianluca Pastori, professore di storia delle relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano intervistato dal Telegiornale della RSI, “innanzitutto a un territorio fondamentale per il controllo della rotta artica, che è diventata una delle grandi sfide strategiche per il sistema internazionale. In subordine, ma non so quanto in subordine, a riaffermare una centralità degli Stati Uniti che va al di là delle tradizionali alleanze”. Gli Stati Uniti, secondo Pastori, vogliono “imporsi come l’egemone dell’emisfero occidentale, anche a scapito dei loro rapporti con l’Europa”.

Ma si può usare lo strumento dei dazi per raggiungere un obiettivo strategico? “In un vuoto normativo di fatto”, ha proseguito Pastori, “Trump sta spingendo avanti la sua politica per arrivare a un fatto compiuto. Che lo possa o non lo possa fare, dal suo punto di vista oggi è irrilevante. Siccome nessuno gli impedisce concretamente di farlo, lui lo fa”. Anche perché “ha scoperto di avere uno strumento al quale i suoi interlocutori sono sensibili. La minaccia dei dazi finora si è dimostrata pagante nelle relazioni con l’Europa”.

Pastori vede a questo punto non uno ma due rischi di rottura: la frattura con Bruxelles “rischia di essere potenzialmente molto grave, ma ce ne è una seconda ancora più grave, quella che la politica di Donald Trump sta producendo all’interno dell’Europa”. La reazione di una decina di Paesi, e in particolare di quelli toccati, è stata esplicita, ma quella di altri membri dell’UE “molto più cauta”.

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L'analisi di Gianluca Pastori

Telegiornale 18.01.2026, 12:30

L’accordo appena raggiunto potrebbe non essere ratificato

Non tutti gli otto Stati sono membri dell’UE (Regno Unito e Norvegia non ne fanno parte), ma sei sì mentre gli altri 21 membri sarebbero esentati. Una mossa che potrebbe puntare a dividere l’Europa e tecnicamente possibile. L’Unione Europea ha una politica commerciale comune, ma “nulla impedisce a un Paese terzo, al di fuori di essa, di non considerare l’UE come un insieme ma i singoli Stati membri”, ha ricordato il giornalista de Il Sole 24 Ore Beda Romano, interpellato dal Radiogiornale della RSI. Teoricamente, chi è toccato dai nuovi provvedimenti potrebbe tentare di aggirarli facendo passare le proprio merci da uno dei Paesi membri risparmiati, ma secondo Romano, “gli americani molto probabilmente hanno gli strumenti per verificare l’origine di questi prodotti e non possiamo escludere che questo tentativo non funzioni al momento dell’arrivo nei porti statunitensi”.

L’annuncio di Trump lascia peraltro aperti molti interrogativi. Bisogna capire con certezza, innanzitutto, se i nuovi tassi vadano ad aggiungersi a quelli già adottati nei mesi scorsi (15% per l’UE, 10% per il Regno Unito), mettendo di fatto fuori dal mercato statunitense molti prodotti. “Sembrerebbe di sì”, secondo Romano, “ma si è tentato di avere qualche dettaglio in più che non è ancora arrivato”. Fra le parti, dopo la recente crisi, c’è un accordo commerciale in via di ratifica, e anche questo potrebbe subire l’impatto del “caso Groenlandia”. Secondo l’esperto, “le probabilità che venga congelato sono elevate”, anche perché “già da tempo il Parlamento europeo stava rumoreggiando contro l’accordo, non tanto per l’intesa in sé, quanto per le politiche commerciali della Casa Bianca e per il modo in cui Donald Trump si è comportato in queste settimane nei confronti dell’Europa”. In una situazione in rapida evoluzione, “non possiamo nemmeno escludere che a questo punto l’accordo venga annullato”. Peraltro sulla legittimità dei primi dazi deve ancora esprimersi la Corte suprema statunitense.

Intanto il ministro degli esteri danese Lars Løkke Rasmussen renderà visita nei prossimi cinque giorni a colleghi europei per discutere della situazione della sicurezza nell’Artico. Iniziera domenica con una visita in Norvegia, per poi proseguire a Londra e Stoccolma. 

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