Per decenni il Golfo si è preparato allo scontro con l’Iran, ma ha sempre fatto di tutto per evitarlo. Ora la guerra ha fatto capolino nella regione, e per gli Stati coinvolti non è più una questione di politica estera: è “una questione di sopravvivenza”. A spiegarlo al Radiogiornale della RSI è Francesca Caferri, giornalista di Repubblica in collegamento da Gerusalemme, mentre l’Iran intensifica la sua rappresaglia.
Radiogiornale delle 12.30 del 04.03.2026 - Le considerazioni di Francesca Caferri
RSI Info 04.03.2026, 12:30
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I Paesi del Golfo non si sono fatti cogliere impreparati. “Questi Paesi sono pronti allo scontro totale con l’Iran dal 1979 (anno della rivoluzione iraniana, ndr), ma è anche vero che hanno cercato di evitarlo in tutte le maniere”, afferma Caferri. Le cifre confermano una tenuta militare solida, forse “superiore a quella che si aspettavano gli iraniani”: solo sugli Emirati sono arrivati 165 missili e 541 droni, intercettati nella grande maggioranza.
Un coinvolgimento diretto è realistico
Ora la domanda è fino a dove si spingerà questo coinvolgimento. L’ipotesi di un intervento diretto è tutt’altro che remota: “È sicuramente realistica. Nessuno ci dice che non siano già coinvolti in questa guerra”, osserva Caferri, che non esclude operazioni coperte già in corso al fianco degli Stati Uniti.
Il nodo centrale resta l’uso delle basi militari, attualmente bloccate per Washington ma che potrebbero presto essere aperte, aprendo la strada a un eventuale intervento aereo. “Sarà una decisione politica, estremamente pesante, che probabilmente questi Paesi prenderanno insieme”.
L’oro del Golfo si è appannato
C’è però una dimensione che va oltre il teatro militare. Il Golfo degli ultimi vent’anni è stato costruito come un Eldorado finanziario, immobiliare e turistico, frequentato da capitali e residenti occidentali.
Quell’immagine ora vacilla. “La sicurezza, il paradiso del Golfo, questa immagine su cui in particolare gli Emirati Arabi Uniti hanno costruito il loro successo è stata sicuramente danneggiata”, afferma Caferri, “ed è difficile pensare che possa ritornare immediatamente”.
“Quando questa crisi finirà, se questa crisi finirà comunque, bisognerà ripensare alla strategia del Golfo, quella che hanno seguito negli ultimi anni e quella che dovranno seguire da qui in avanti”, conclude Caferri.








