Nel corso della conferenza stampa mattutina, la presidente Claudia Sheinbaum ha parlato di ritorno alla normalità e alla sicurezza, solo due giorni dopo l’operazione militare che ha portato all’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). All’operazione sono seguite violenze in 20 dei 32 stati messicani. Il bilancio ufficiale è di 72 morti, in gran parte membri del cartello e forze armate. Si sono registrati circa 200 blocchi stradali, oltre a incendi di veicoli, negozi, banche e distributori di carburante.

La foto segnalatica de El Mencho
In Messico si torna a discutere sulla normalizzazione della violenza nella vita quotidiana, ad ogni livello sociale. Si esprime nel boom delle automobili blindate e la sicurezza privata, nelle scuole che non lasciano uscire gli studenti dalla struttura, chiamati ad uno a uno quando arrivano i genitori a prenderli. Quando si viaggia bisogna calcolare la strada e l’orario meno pericoloso. Poi ci sono le centinaia di migliaia di persone vittime di migrazione forzata, che hanno dovuto fuggire dalla violenza e i desaparecidos. Sarebbero poco sotto i 130’000 secondo le stime ufficiali, ma in realtà sono molti di più. E in ogni momento può scoppiare una sparatoria o violenze come quelle che ha osservato sotto shock il paese domenica scorsa. Se la viabilità nelle strade si è adesso ripresa e i negozi hanno riaperto, rimane molta paura perché l’esperienza insegna che “decapitare” un potente cartello è seguito da una lotta per la successione, che miete vittime tra la popolazione civile.

La presidente messicana Claudia Sheinbaum
L’operazione si inserisce in una linea più incisiva di contrasto al narcotraffico rispetto a quella adottata dall’ex presidente Andrés Manuel López Obrador. Risponde inoltre alle pressioni esercitate alla Casa Bianca. L’operazione si è avvalsa dell’intelligence e monitoraggio satellitare statunitense. Ieri il Presidente Trump si è preso il merito dell’operazione nel suo discorso alla nazione, nel quale però ha sbagliato la data. Se la Casa Bianca ha inizialmente elogiato l’operazione messicana, Trump ha ribadito che il Messico deve fare di più. Nel frattempo, nell’ultimo anno, proprio Trump ha graziato circa 100 prigionieri condannati per crimini di droga negli Stati Uniti, incluso l’ex presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández, che stava scontando 45 anni di prigione e Ross Ulbricht, fondatore di Silk Road, compagnia per l’acquisto di droga e altri servizi illegali nel dark web.

Messico, ucciso uno dei criminali più ricercati al mondo
Telegiornale 23.02.2026, 12:30
Colpi bassi arrivano anche da Elon Musk, che ha dichiarato che la presidente Sheinbaum “fa quello che i suoi boss dei cartelli le dicono”. In risposta, Sheinbaum ha dichiarato che i suoi avvocati stanno considerando le basi per fare una causa legale.
Sul tavolo c’è anche il Mondiale 2026, al via tra meno di quattro mesi, ospitato da Messico, Stati Uniti e Canada. La Presidente ha assicurato che “non sussiste alcun rischio” e la FIFA è intervenuta confermando la sua fiducia nel governo messicano. Ma più che certezze, adesso in Messico regna l’insicurezza. L’evento porterà oltre cinque milioni di visitatori non solo negli stadi, ma sulle strade di tutto il Paese.





