Dal collaboratore RSI a Londra*
L'autorevolezza di ogni frequentatore della sala stampa di Wimbledon si misura esclusivamente nella sua disponibilità di biglietti. I tagliandi dei Championships sono preziosi quanto rari, assegnati in pre-vendita tramite una lotteria invernale, invariabilmente spietata. C’è chi ritiene più probabile vincere l’estrazione di Capodanno che pescare un biglietto per la finale dei Championships. Gli spregiudicati, tipicamente di passaporto sud-europeo, sfidando il rigido protocollo (e la lapidazione prevista dal regolamento), cedono alle lusinghe della truffa. E inoltrano richieste di accredito per fantomatiche testate giornalistiche. Da “Il Corriere di Riveo" a “La Gazzetta di Corteglia” è un’esuberanza di creatività manigolda. Involontariamente assecondata dalla creduloneria dell’ufficio stampa, tarato sulla specchiata onestà dei galantuomini ottocenteschi.
Poi c’è la compravendita quotidiana. Un mercanteggio brutale quanto incessante, che nulla ha da invidiare al trading finanziario. Con quotazioni che fluttuano in tempo reale. Biglietti inizialmente assegnati a giocatori, sponsor, autorità, che - chissà come, chissà perché - confluiscono nella questua mass-mediatica. Nelle mani dei soliti noti, detentori così di un potere da sadici caudilli. Per l’acquisto non basta corrispondere il prezzo, è indispensabile una lettera di raccomandazione. Far parte, insomma, del giro giusto. Così c’è chi invita a Londra il figlio, l’amico o l’amante (mai la moglie), e chi in vent’anni non è riuscito a far entrare neppure la sua ombra. In extrema ratio resta il contingente nelle disponibilità della macchina organizzativa. Severa nei modi, ma sensibili all’arte seduttoria: un sorriso ammaliante per l'accesso nel club più esclusivo.
*Lorenzo Amuso






